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20 novembre 2007

Luffa

Un'ottima notizia: mi sono stati spediti alcuni semi di luffa che vanno ad aggiungersi a quelli che avevo trovato (spero ancora "vivi") nella spugna stessa. Quindi, a marzo si semina.
Sperando di riuscire a far sopravvivere la pianta! ^-^

Comunque, appunto, ho comprato la spugna, questa di commercio alternativo.
L'ho provata sulla pelle e devo dire che mi aspettavo fosse troppo dura per usarla in doccia; invece non è andata così. Era morbida e non grattava per niente ed ero convinta di aver scovato l'unica luffa dermocompatibile mai prodotta, poi ho capito l'inghippo.

Diventa ruvida al secondo utilizzo, quindi non fatevi incantare. :)
Declassata a spugna per i piatti!

Ok, dato che a parte dolly, wonderzdora ed Eleonora non vi siete precipitati a fare il test di manuel (postato domenica), diamo un po' di nominescion.

Erbaviola, Ery, Yari, Raidne, TippiTappi, Miss Vanilla (lo puoi fare, vero?), Arame (sperando che anche tu possa farlo!), Lunabee, Veganswiss e Okarablog, se vogliono, Celidonia e fatine al seguito, Kia, Stelle d'Ametista, Pane decrescita e contorni, Xeliah, e chiunque altro voglia partecipare (ho cercato di tenermi il più possibile su blog di cucina o di vegan di mia conoscenza).

Datevi da fare, pigroni!

12 settembre 2007

Una spugna autoprodotta: la luffa

Né di origine animale, né di cellulosa, né sintetica: anche la spugna si può fare in casa.
Avete mai pensato a quante spugne usa e getta buttiamo via ogni anno per pulire piatti e per farci la doccia? Normalmente in commercio se ne trovano di tre tipi: di origine animale, vegetale (in cellulosa) o sintetiche. Si differenziano per il diverso grado di biodegradabilità e per il tipo di fabbricazione: pesca, processo industriale, sintesi chimica. Esiste però una quarta alternativa: la spugna di luffa.

La luffa (in particolare la specie chiamata cylindrica o aegiptyca) è un vegetale simile alla zucchina, ma rampicante come le zucche, della famiglia delle cucurbitacee. La si trova pronta all’uso in alcuni negozi del commercio equo e solidale, ma non è un frutto esotico. È possibile coltivarla anche in Italia, con molto sole possibilmente diretto e molta acqua. È una pianta annuale, la si semina a fine marzo e la si raccoglie a inizio autunno, solo quando la naturale maturazione è completa. Il frutto maturo di luffa può essere di colore da verde a quasi nero e diventa sempre più leggero, poiché la polpa interna si modifica e diventa fibrosa e spugnosa. A completo sviluppo, la sommità si apre da sola, per fare uscire i semi. A questo punto sarà anche facile sbucciarla, come un qualunque frutto. Una volta tagliata e sbiancata al sole o in acqua la spugna è pronta.

Avrete così creato le vostre spugne, perfettamente biodegradabili, totalmente rinnovabili e non legate ad alcun processo produttivo industriale, spesso inquinante e dispendioso in termini energetici. La spugna di luffa si sciacqua facilmente, non trattiene il sapone e asciuga rapidamente. Per questo motivo non forma muffe né sviluppa batteri, è più igienica e dura alcuni mesi. La si può usare in mille modi, ma innanzitutto, data la leggera abrasività delle sue fibre, è comoda per lavare i piatti e come spugna da doccia dà un effetto peeling sulla pelle.
Elisa Nicoli
La fonte di questo interessante articolo è il blog camminare lento. Tra le persone che hanno commentato l'articolo c'è anche qualcuno disposto a spedire i semi della pianta, oltre a un indirizzo on line dove acquistarli (e penso che lo farò entro la prossima primavera).

Personalmente non l'ho mai provata, ma mi incuriosisce molto; tuttavia ho letto su qualche forum che è piuttosto aggressiva sulla pelle, troppo abrasiva; pertanto è sconsigliata per l'igiene della persona ma molto indicata per il lavaggio dei piatti.

Qualcuno ne ha esperienza diretta e vuole dire la sua?