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16 giugno 2010

Acquisto collettivo di smartballs a Roma

Come vi avevo detto qualche settimana fa, sto valutando seriamente l'acquisto delle smartballs, le palline per allenare la muscolatura pelvica.

Prima di procedere ho cercato di farmi un'idea della loro reale efficacia cercando testimonianze on-line, e ho scoperto alcune cose:

1) Le smartballs sono considerate a tutti gli effetti giochi erotici, addirittura affini ai vibratori.

2) In qualità di sex toys, vengono usate per provocare megaorgasmi garantiti, dall'intensità paragonabile a quella di un terremoto.

3) Sono note anche come "palline cinesi" o "palline della geisha" e se digitate questi termini in un motore di ricerca spunta fuori di tutto, compresi diversi racconti erotici! Pare proprio che l'oggetto in questione stimoli ed ecciti le fantasie di entrambi i sessi.

4) Non ci sono resoconti diretti di donne che le hanno usate; soprattutto, non ci sono racconti credibili e dettagliati sul loro utilizzo "terapeutico". In compenso ci sono interi forum in deliquio alla luce dei punti 2 e 3, che riferiscono di sensazioni intensissime ed effetti spettacolari, ma tutte le fonti mi sono sembrate poco affidabili.

A conti fatti, non ho ben capito dove finisca la realtà e cominci la leggenda delle smartballs, ma sono decisa ad acquistarle e vedere cosa succede.
In internet si trovano facilmente in vendita in diversi siti, con prezzi più o meno interessanti, ma mi piacerebbe dare il mio sostegno economico alla Bottega della luna, dalla quale ho già preso la mooncup.
Ok, alcuni oggetti recentemente messi in vendita dalla Bottega non mi piacciono: mi riferisco al sapone di bile bovina, che cozza con la mia scelta vegan; alla sfera di ceramica per il bucato, che considero una eco-bufala; all'apparecchio per il riequilibrio energetico del corpo, che mi lascia perplessa; e ad alcuni dei corsi e seminari proposti. Ma in generale, nel complesso, trovo il progetto e le scelte commerciali della Bottega coraggiose e intelligenti: anche se significa spendere qualche euro in più, perciò, vorrei comprare le smartballs da loro.

E quindi: qualcuna/o di voi vuole aggregarsi?
C'è uno sconto per chi ordina almeno 5 smartballs: invece di pagarle 23 euro al pezzo, vengono a costare 20,70€ e le spese di spedizione possono essere non solo divise tra i partecipanti all'acquisto, ma anche ridotte con l'aumentare del valore dell'ordine (fanno 5,90€ per ordini da 50 a 150€, mentre per ordini di importo superiore sono gratis). Quindi, comprare le smartballs ognuna per sé, tra prezzo dell'oggetto e spese di spedizione, costa quasi 33 euro; invece basta essere in cinque per spenderne meno di 22 a testa. E più si è, più si risparmia!

Specifico che l'ordine è esclusivamente per il modello doppio, con due palline. Inoltre:
- non posso anticipare i soldi dell'acquisto, per cui le quote andrebbero raccolte prima di effettuarlo; posso invece fare io il versamento, e ricevere il pacco a casa;
- potete aggiungere al vostro ordine altri prodotti della Bottega, sempre a patto di anticipare la quota; il tutto verrebbe poi consegnato a mano, preferibilmente in un unico incontro collettivo;
- pur operando con la massima trasparenza, ovviamente un acquisto di gruppo necessita di profonda fiducia tra tutti i partecipanti. Io ci metto la mia faccia, il mio impegno e la mia correttezza, invito tutti a fare altrettanto.

Se volete saperne di più, qui trovate altre informazioni sulle smartballs. Se siete interessate/i a partecipare fatevi sentire, nei commenti o via e-mail!

Postilla per fidanzati gelosi e fanciulle pudiche...
Non so se le smartballs hanno davvero le incredibili capacità citate in rete; non so se siano davvero assimilabili ai più audaci giochi erotici disponibili in commercio; non so se garantiscono sul serio gli orgasmi intensi e profondi tanto promessi...
In verità mi interessa molto di più il loro aspetto terapeutico, cioè la possibilità di tonificare la muscolatura pelvica come atto volto a mantenerla in salute. Se tra gli effetti collaterali c'è anche una gamma di sensazioni piacevoli ne sono contenta, ma pensare alle smartballs soltanto come a dei giocattoli sessuali mi sembra riduttivo.
I muscoli pelvici sono importanti: tonificarli aiuta a ridurre i problemi di incontinenza che affliggono molte donne con le gravidanze o con l'avanzare dell'età, a contrastare il prolasso della vescica e, sicuramente, anche ad accrescere la sensibilità della vagina durante i rapporti sessuali. Tutti questi aspetti verranno approfonditi in futuri post.
Non c'è niente di cui vergognarsi nel volersi prendere cura di questi muscoli, significa solo volersi prendere cura di se stesse. E quindi bando agli imbarazzi. Se ci fosse qualche illuminato maschietto desideroso di unirsi alla combriccola a beneficio della propria compagna, ne sarei felicissima; ugualmente spero rispondiate in tante, l'occasione è ghiotta, non lasciatevela scappare!

21 dicembre 2009

Il bello delle feste - parte II

La parte più bella delle feste è senz'altro la luce.
Non solo, anzi non tanto, quella artificiale delle luminarie e delle decorazioni che rallegrano le nostre case. Certo, anche quelle hanno il loro valore, è splendido che proprio quando il dì è così breve ci siano loro a rischiarare il buio intorno a noi e neppure io, nonostante il fervore ambientalista, rinuncio alle "lucine".

Ma la cosa più bella per me, ciò che rende speciale questo periodo dell'anno e le feste che stanno iniziando, è sapere che da domani in poi avrò sempre qualche ora di luce naturale in più da vivere.
Superfluo forse parlare, anche qui, del valore simbolico della luce. Va da sé che la luce è buona e il buio un po' meno ma per me la cosa è veramente viscerale: la mancanza di luce naturale mi asfissia, mi fa vedere tutto nero; in autunno mi piace andare a dormire prestissimo e svegliarmi presto per godere della (poca) luce disponibile nella giornata, e fosse per me abolirei completamente tutte le ore dopo le 18, le reputo praticamente inutili.
Si potrebbe dire che su di me l'autunno e l'inverno esercitano esattamente la funzione loro deputata, e cioè spingermi all'introversione, a rivolgere lo sguardo dentro di me e ad accumulare le mie energie all'interno, per coccolarle e coltivarle in attesa di stagioni più favorevoli per l'esternazione delle idee e dei sentimenti. Ma è veramente troppo, già di carattere mi guardo dentro di continuo e quindi soffro di questo eccesso di raccoglimento.

Probabilmente affronto tutto prendendolo per il verso sbagliato. In realtà, nonostante il ripiegarmi su me stessa, non riesco mai davvero a incontrarmi, a raggiungermi, a parlarmi. So quanto invece potrebbe essere feconda questa esperienza, so che qui e ora si spargono i semi per il futuro. So quanto il buio e la notte, quelli reali e quelli metaforici, siano importanti e so che senza l'oscurità la luce non ha senso, e viceversa.

Ma mi sento già troppo tenebrosa, a volte, per apprezzare un dì più corto della notte, quindi sono davvero contenta che oggi sia il solstizio. Ho come la sensazione che da domani andrà tutto meglio, che qualcosa possa cominciare a germogliare e rinascere nonostante la mia confusione e la tristezza che ho addosso. La rinascita, quella la sento davvero. Aspetto sempre con trepidazione il periodo delle feste, e anche se non seguo alcun rituale per celebrare Yule per me è comunque una bellissima giornata speciale: e mi piace che ci siano le luci, e l'albero decorato, e ghirlande e i dolci tradizionali, e la frutta secca e i mille altri simboli ai quali ormai neanche più facciamo caso, ma che hanno un loro valore e un significato...

Di anno in anno cerco di approfondire tutto ciò, per trovare le mie radici. Non è facile.
Come esseri umani sentiamo il bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno, di identificarci in un gruppo, per dare più senso alla nostra vita. Non è necessariamente per omologazione o conformismo: è perché siamo animali, animali sociali, e fa parte di noi desiderare un branco che ci rispecchi.
A volte si nasce nel branco sbagliato. Piango sempre quando leggo la storia del Brutto anatroccolo raccontata da Clarissa Pinkola Estes (la trovate qui), e mi pare che alla fine il cuore mi si spezzi.
Io il mio branco non l'ho trovato ancora: le persone speciali sono poche, e spesso lontane, le frequento in versione virtuale ma non si vive solo di virtualità e il branco, purtroppo, devi poterlo toccare e annusare esattamente come fanno gli animali per sentirlo tuo fino in fondo, ma anche per capire se è davvero il branco al quale appartieni. Che ti appartiene.

Alla fine, da tutto ciò con cui vengo in contatto pesco qualcosa. Guardo un po' qua e un po' là e metto insieme i tasselli per farli aderire al mio corpo. Non mi interessa appiccicarmi addosso un'etichetta, io cerco di trovare me stessa, le mie radici, di capire chi e cosa sono.


Quindi, tirando le somme, non festeggio il Natale e per adesso nemmeno Yule, ma su quest'ultimo sono possibilista. E voi, come vi state preparando ad affrontare il carosello in arrivo?

10 novembre 2009

Una nuova Vera (o anche quella vecchia, purché funzioni!)

Rieccomi qua dopo qualche giorno di distacco da internet. Suppongo che vi stiate abituando alla mia assenza, io no! Mi chiedo sempre dove finiscono le 24 ore di una giornata, dato che non vengo mai a capo di tutte le cose da fare segnate nella mia lista mentale.
Ormai mi sono trasferita, sto in un posto bello e ben collegato con il resto della città; certo non sono ancora riuscita a mettere tutte le mie cose al loro posto ma il grosso è fatto, eppure continuo a sentirmi sospesa e vivere una sensazione di irrealtà... Seguo i corsi, vado a lezione quattro volte alla settimana ma, sarà il non aver ancora ricevuto un numero di matricola in cui identificarmi, è come se non avessi ancora capito che è tutto vero.
Tutti i giorni vedo Roma dalla finestra della mia stanza, sento parlare con un accento diverso un dialetto diverso da quello a cui sono abituata. Ma la vivo come una situazione che prima o poi finirà, non riesco a immergermici del tutto, e forse anche per questo non sono efficiente come al solito: ancora non ho cominciato a studiare, ancora non ho neppure comprato i libri da studiare, e questo non è da me... soprattutto perché in alternativa non sto facendo granché; vivo, come dicevo, sospesa, in attesa.

Mi sono dimenticata di pubblicare il riepilogo di Ottobre; mi sono persa il world vegan day, nel senso che non ho scritto nulla per l'occasione e non ho partecipato a nessuna delle iniziative programmate; mi sono persa samhain, Halloween o comunque lo vogliate chiamare, un momento di cui avrei voluto approfittare per meditare sulla mia vita.

Meditare.

Credo di essere una persona dal cuore grande, ma di sicuro ho una testa mooolto più grande: tralasciando la qualità ovviamente non sempre eccelsa delle mie attività cerebrali, diciamo che penso molto. Troppo.
A volte ho difficoltà ad incanalare i miei pensieri, mi si affastellano in testa e poi si disperdono lasciando ben poco di costruttivo, ma molta stanchezza mentale e un senso di svuotamento. Se questi pensieri riguardano le mie paure, poi, mi attanagliano e mi logorano.
Per me è molto difficile staccare la spina e sto valutando l'idea di iscrivermi a un corso di yoga per imparare a farlo, perché il bisogno di spegnere il cervello e darmi la possibilità così di cominciare, o meglio ricominciare, a pensare col cuore e con lo stomaco sta diventando impellente per me.

Mi sono iscritta alla banca del tempo per scambiare ore di danza del ventre con lezioni di veganismo - sorprendentemente, pare che ci sia una certa richiesta in tal senso. La danza del ventre mi aiuta a tonificare i muscoli, a distendere la mia spesso affaticata colonna vertebrale e ad essere più flessuosa e sciolta, ma soprattutto mi riporta alla consapevolezza del mio corpo. Come persona e come donna penso che sia importantissimo conoscermi, vivere la mia fisicità fino in fondo, ma nelle ultime settimane ho sentito crescere una distanza profonda tra me e il mio essere corporeo, e la sensazione non mi abbandona.
Ormai tutta la mia vita si gioca nella testa, ma la testa non è istintiva, non ha intuito, non è davvero creativa. A volte si inganna, vede problemi dove non ce ne sono, addirittura li crea. Insomma di lei fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, soprattutto considerando lo stato di malessere psichico in cui vivo da un po'.

Onestamente, credo di essermi persa.
Ho qui Donne che corrono coi lupi. La Donna Selvaggia sembra quanto di più lontano da me possa esistere, ora; eppure un tempo la sentivo viva nelle mie viscere. Se potessi ritrovarla, se tornasse da me, mi darebbe forza, intuizione, determinazione. Mi aiuterebbe a ritrovarmi, o forse perfino a riscoprirmi nuova e diversa, rinata, cambiata.


Mi sto prendendo il mio tempo per tornare alla normalità, ma il problema è proprio la "mia" normalità: se non metto un freno al cigolio costante degli ingranaggi che ho in testa, se quel che ho nel cuore non si scioglie bensì resta duro come ghiaccio, continuerò a stare male e non essere soddisfatta di me stessa e della mia vita, come sono praticamente sempre stata.

Da tutte le donne che riescono a capire come mi sento, cos'è quel fuoco dentro di me che si è spento, come fare a riaccenderlo, accetto consigli, amore e suggerimenti.

Prossimi aggiornamenti previsti: innanzitutto ho finalmente risposto ai commenti che mi avete lasciato al post "Dottoressa Ferraiuolo", andate a leggere se volete. Credo che vi meritiate anche una foto della sottoscritta e qualche commento in più sull'avvenimento, sui festeggiamenti, sul menù e sui regali: sarà tutto oggetto di un post.
Altra cosa degna di nota è sicuramente la mia nuova routine casalinga per quanto riguarda il cibo: sto rigando dritto con cereali integrali, legumi rigorosamente secchi (qui ci starà pure una parentesi di natura economica sull'argomento) e tanta verdura, e questo nonostante la cucina non sia a mia completa disposizione, il tempo per cucinare scarseggi e gli strumenti per farlo pure. Vi racconterò tutto, poi non venitemi a dire che essere vegan è incompatibile con la normale gestione della vita quotidiana!
Vi parlerò anche del mercato contadino tiburtino, purtroppo deludente, e delle serate passate al rewild, che al contrario mi sono piaciute moltissimo.

Restate sintonizzati!

08 febbraio 2009

Signs out of times


Non so se potrò essere presente alla proiezione, ma ho scoperto che su youtube è presente questo documentario sulla vita di Marija Gimbutas, sottotitolato in italiano, a spezzoni. L'ho guardato ieri, trovandolo affascinante... non solo per i contenuti, che mi erano già noti attraverso lo splendido libro di Riane Eisler, ma proprio perché ho potuto conoscere un po' questa donna... e mi è piaciuta molto!
Devo riprendere l'argomento, ultimamente l'ho trascurato, e mi manca. Suggerimenti su qualcosa di nuovo da leggere?

15 giugno 2007

Dalla loba alla Dea

Rinuncio in partenza a esprimere in modo sensato e razionale il senso delle letture venute dopo Donne che corrono coi lupi.
Non sarei proprio in grado di spiegarvi contemporaneamente quanto mi hanno suscitato (un tumulto interiore) e quello di cui parlano (argomenti seri e impegnativi), quindi farò prima l'una e poi l'altra cosa... cercando di non perdermi in troppe digressioni.


Fin da quando ero bambina, ho subito il fascino dei racconti su maghi, streghe, folletti e simili. Mi piaceva ascoltare storie del terrore, fantasmi, paranormale e tutto il resto... insomma, se era intangibile, indimostrabile e un pizzico spaventoso, faceva per me.

Crescendo, ho imparato a differenziare un po'... mi piacciono ancora le storie di elfi, folletti e fate, come in generale ho sempre amato le storie di dei e divinità, e tutta la mitologia; ma ben presto ho dovuto rivedere la mia posizione sulle cosiddette streghe. Sono diventate qualcosa di molto poco "paranormale" quando ho capito che nei secoli passati, purtroppo, "strega" molto spesso non era altro se non una donna, che conosceva i poteri curativi delle erbe, o praticava il controllo della nascite, o semplicemente cercava di rendersi un pizzico più autonoma di quanto le fosse consentito... e per questo veniva tacciata di contatti col diavolo, diventava una reietta, finiva torturata, e bruciata.

Penso che su questo ormai possiamo concordare tutti, non è certamente un segreto... per approfondire l'argomento, visitate la pagina di Wikipedia sulla voce Strega e collegamenti vari.

Insomma, gira che ti rigira intorno a streghe, Malleus maleficarum, erboristeria e levatrici (secondo mamma, con le mie mani affusolate avrei potuto diventare agevolmente ostetrica), sono arrivata inevitabilmente alla Wicca. Me ne sono interessata per un po', ma con molta perplessità... finché sul forum delle capellone, incappando in una discussione sull'argomento, ho sentito parlare per la prima volta della Dea.

E qui confesso di essermi scontrata con un argomento di cui non sapevo davvero nulla. La Dea esulava completamente dal mio bagaglio di conoscenze!
Per fortuna le ragazze, gentili come sempre, mi hanno messo sulla buona strada consigliandomi qualche lettura (non ho qui i titoli, ma si trattava principalmente di testi di antropologia), e sono iniziate le letture.

Mi son trovata tra le mani, per primo, Il risveglio della dea di Vicki Noble. Certo, non sapere nulla della Dea e leggere del suo risveglio è stato come mettere il carro davanti ai buoi, così il libro mi ha lasciata in balia di pensieri e sentimenti contraddittori: alcune parti le ho trovate molto interessanti, perché il testo è costellato di riferimenti concreti (di volta in volta archeologici, letterari, sociologici eccetera) che tutto sommato ho potuto seguire e mi hanno introdotta alla realtà storica del culto della Dea, ma in altri punti mi ha lasciata a dir poco perplessa.
Per dirla senza peli sulla lingua, mi sono fatta l'idea che l'autrice fosse mezza matta.
Non ero certamente pronta a sentire certi discorsi, e accettarli dentro di me, per quanto fossero affascinanti... quindi ho accantonato tutto quello che non riuscivo a capire, e ho conservato il substrato di fondo, che mi è servito poi per affrontare letture più impegnative... come Il calice e la spada di Riane Eisler.
Ci tengo a precisare che il libro della Noble non mi ha delusa, ma probabilmente ho letto tre testi nell'ordine opposto a quello consigliabile... mentre infatti affrontavo il monumentale e complesso saggio della Eisler, mi sono imbattuta in un agile libricino, La Grande Madre di Laura Rangoni. Se avessi letto prima la Rangoni, poi la Eisler, sono certa che avrei seguito meglio il discorso, apprezzando maggiormente anche la Noble, possedendo gli strumenti adatti!

Ma in sintesi, senza entrare nello specifico, poiché voglio dedicare a ciascun testo, unico e particolare, lo spazio che merita, cosa mi hanno trasmesso queste letture?

La dico con le parole di Alessandro Marescotti riportate da Peacelink:
Fin dal secolo scorso alcuni studiosi hanno ipotizzato che intorno al V millennio a.C. si sarebbero sviluppate delle società matriarcali basate sulla venerazione della Grande Madre che era considerata una divinità femminile creatrice dell'universo. Di tale divinità si ritrovarono vari resti in tutta Europa e nella Russia asiatica. Sulla base dei documenti che sono stati reperiti si è potuta ipotizzare l'esistenza di una società pacifica e ordinata nata in un sistema politico governato da donne. Non ci sarebbero state disparità tra uomini e donne. Queste società scomparvero intorno al 1500 a.C. quando iniziarono a prendere il potere i popoli indoeuropei provenienti dalla Russia meridionale e dal Mar Nero, che imposero una cultura basate sul culto della forza. "La cultura androcentrica divenne così la cultura della classe dominante", afferma lo storico Umberto Diotti. La trasmissione del potere maschile pose così fine a un'esperienza storica di pacifica convivenza sociale basata sulla parità e sulla tolleranza.
Beh, detto in sintesi, tutti i testi parlano proprio di questo. La grande madre introduce egregiamente l'argomento, Il calice e la spada lo approfondisce e lo documenta e, idealmente, il passo successivo dovrebbe essere Il risveglio della Dea.
Io non studo archeologia, né antropologia, i campi di indagine forse più utili per studiare il culto della Dea, e tuttavia, per quanto scarse siano le mie conoscenze, ho letto riferimenti a miti antichi e meno antichi da me già studiati, opere letterarie che conosco bene, manufatti e forme artistiche piuttosto note, e sono riuscita a seguire le argomentazioni delle autrici... arrivando a dirmi convinta che, almeno nelle linee generali, quanto esposto nelle loro opere sia verosimile, anzi probabile.

Una struttura sociale diversa da quella cui siamo abituati, paritaria, basata su valori positivi e costruttivi espressi e concentrati in una divinità femminile; una Dea, che tuttavia di questi valori non fa dono all'umanità: si limita a custodirli. Perché come tutti gli dei, anche la Grande Madre è creazione dell'uomo, una sua proiezione, che riflette un'umanità molto diversa, quasi antitetica, da quella odierna.
Se quella società, come sembra possibile, è davvero esistita, il nodo della speculazione diventa piuttosto interessante. E' questa la domanda intorno alla quale ruota il saggio della Eisler: "È realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti, di ingiustizia sociale e di squilibrio ecologico a un sistema che porti alla pace, alla giustizia e al ripristino dell'armonia?"

La questione è aperta, ma giorno dopo giorno, la necessità di trovare una risposta, mettere in pratica una soluzione, appare sempre più pressante.

26 maggio 2007

Donne che corrono coi lupi

Lo so, il post precedente sulla Loba probabilmente vi è risultato criptico... era piuttosto autoreferenziale.

Prima di proseguire su questa strada, dato che l'argomento non è esaurito, devo quindi aiutarvi a capire almeno nelle linee generali di cosa sto parlando, perché possiate seguirmi. Dico nelle linee generali perché non è semplice comprendere "cosa sia" questo libro; non lo è nemmeno per me che l'ho letto.

Non è un testo attualissimo, si porta quindici anni sulle spalle, ma non importa. La sua voce sembra senza tempo, e forse senza luogo, come se parlasse un linguaggio universale.
Si rivolge alle donne, alle donne oppresse e piegate dai vincoli sociali, culturali, imposti ed autoimposti perché così ci hanno insegnato, così ci hanno cresciute, così pensiamo che sia normale essere. E anche se siamo tremendamente infelici e insoddisfatte nelle nostre vite, anche se qualcosa dentro ci pungola e ci spinge a muoverci, non sappiamo di poter essere qualcosa di diverso. Forse lo intuiamo, lo desideriamo, ma "l'educazione" ci ha convinte che non sta bene, non sta bene ribellarsi, far sentire la propria voce, smettere di subire e sacrificarsi per fare l'esatto opposto: affermarsi, cercare rispetto, dagli altri e da noi stesse, prenderci i nostri spazi, creare, inventare, nutrire, far crescere cose, essere individui autonomi, mostrare un coraggio che pure possediamo, trovare la vera natura sepolta nel profondo e permetterle di venire a galla, con le sconvolgenti conseguenze che ciò comporterebbe.

Come faccio a sintetizzarvi in breve la magia di più di 500 pagine, dense e ricche e stimolanti?
La memoria non mi viene in aiuto, ho prestato questo testo dopo una prima lettura e non l'ho ancora riavuto indietro, e ormai il ricordo della struttura interna vien meno... resta invece quello di un soffio, un soffio rinfrescante che sentivo costantemente sul viso ogni qual volta schiudevo le porte di un mondo diverso, attraverso la copertina, e mi addentravo nella lettura.

Donne che corrono coi lupi è un libro per la psiche. Utile avere un'infarinatura di psicologia per comprenderlo al meglio, utile anche rammentare le storie e le fiabe dell'infanzia: scarpette rosse, il brutto anatroccolo, la piccola fiammiferaia, barbablù... Attraverso di esse l'autrice scioglie il suo canto, rivisita la tradizione, e le dona nuovo valore. Mi sono stupita di non aver mai letto nelle leggende presentate quegli spunti che pure, con la sua guida, mi sembrano esserci, evidenti.

Tutto il testo è pervaso da un'atmosfera di fiducia e curiosità, con un pizzico di ribellione: come un cane in attesa, le orecchie dritte puntate in avanti, la coda leggermente in movimento, la lingua bonariamente fra i denti e il pelo un po' erto. Ad osservare quello che sta arrivando.
Fiducia, è quanto mi ha trasmesso questo testo che parla in modo straordinario al mio cuore.
Fiducia in me come donna, come femmina, come animale che istintivamente sa.

E non è poco, non è poco. Non mi ha mai detto nessuno che le mie intuizioni sono potenti. Non mi ha mai insegnato nessuno a credere in me stessa così a fondo. Nessuno mai mi ha avvertita di avere un potere così grande. Il sapere istintivamente cosa c'è da fare. Men che meno, non sono mai stata spinta a pensare di poter essere così forte da fare esattamente quello che sapevo doveva essere fatto.
E' poco importante? E' troppo difficile? Non direi. Non ho mai pensato nulla del genere, mentre bevevo parole e parole e un turbine di emozioni e pensieri mi attraversava. Ricordo però che, appena richiudevo il libro, sembrava davvero troppo difficile per me. Ma bastava riaprirlo, a volte solo guardarlo, per capire che sì, c'era una lupa in me, voleva svegliarsi, voleva ululare, e con un piccolo balzo, quasi un passo di danza, mettersi in marcia.

E non sarebbe stata sola.
Non so che aspetto abbia, Clarissa Pinkola Estes, non so proprio nulla di lei, ma le sue parole mi hanno tenuto compagnia come l'amica più preziosa non avrebbe potuto fare. Nonna, madre, zia, sorella e confidente, a colmare il vuoto di un ruolo che oramai nessuno ricopre più.

La mole di lavoro sottesa a quest'opera traspare chiaramente, così come la preparazione culturale dell'autrice. E' una lettura molto impegnativa, perché densa, profonda, ma nonostante ciò, piacevole, con tratti lirici, pervasa da poesia.
Sincera, coraggiosa. E preziosa.


Mi terrà compagnia a lungo, quando tornerà a casa. Una volta sola non basta. Ho bisogno di riavere quel libro tra le mani, di guardarlo, toccarlo, portarmelo addosso, sfogliarlo, leggerne brani, sentirlo mio e con me, per trarne forza e ispirazione.
Abbiamo un viaggio da fare, noi due, conoscerci, crescere insieme.

La strada è ancora lunga, lo so, ma adesso, posso scorgere il sentiero.
Si parte?



Clarissa Pinkola Estés
Donne che corrono coi lupi
Frassinelli
2002
520 pagg.
€ 17,00

25 aprile 2007

Da Paula alla loba...

Credo che sia cominciato con Paula, ma non escludo che qualche spunto ci fosse già in Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop.
Se devo essere del tutto sincera, però, senz'altro le radici affondano nel mio animo da molto tempo, si sono sviluppate mentre io crescevo, e ben presto ciò mi ha insegnato a scovare quelle tracce praticamente ovunque, anche nei luoghi più impensabili, probabilmente perfino dove non ce n'erano, ma mi ostinavo a volerle vedere.

Le tracce, che inizialmente mi sorprendevano, facendosi più frequenti mi sono divenute abituali; talmente familiari che ormai mi portavano a qualcosa che non poteva più essere casuale, ma stava diventando assolutamente conscio, voluto, e ricercato da parte mia.

Non erano più soltanto tracce, erano messaggi a me destinati.


Potrei dire che era la loba a chiamarmi. Mi piacerebbe crederlo vero, ma forse sarebbe presuntuoso da parte mia.
Piuttosto, probabilmente ero io stessa a cercare disperatamente le sue orme, a tentare di seguirle perché mi conducessero... dove?
Nuovamente al mio branco?
Senz'altro a me stessa.


Per prima, dunque, fu Paula a parlarmi, tramite sua madre Isabel, Isabel Allende.
Io non sapevo, mentre sfogliavo le pagine di quel libro, che Paula era morta dieci anni prima. Non mi era stato detto. In quel momento per me c'era solo il dolore, comunque straziante, di una madre che teme di perdere la figlia e tenta di tenerla attaccata alla vita narrandole la storia della sua famiglia.
Serviva una trama fittissima di ricordi per evitare che la sua "bambina" si smarrisse distaccandosi dal suo mondo e dalla sua esistenza, perché non si sentisse un'estranea nel suo corpo, se mai vi avesse fatto ritorno. Era un'àncora di salvezza accanto a quel letto d'ospedale e nelle camere d'albergo in cui Isabel soggiornava.
Sua figlia non potè beneficiarne, perché morì senza mai riemergere dalla notte buia del coma; io, invece, bevevo ogni parola come una linfa, trasformavo in nutrimento e in energia quella storia a me estranea, che non mi apparteneva.
Isabel Allende, famosissima sconosciuta, e Paula, giovane donna dalla vita eccezionale ormai stroncata, mi hanno trasmesso alcune delle più importanti lezioni di vita che io abbia mai ricevuto.

Quello che ho appreso dallo splendido libro di cui vi sto parlando, lo posso riassumere nella parola "forza".
Per me, l'essenza di quella donna straordinaria che è la Allende (la Allende in bilico tra romanzo e spunti autobiografici) è proprio la forza, la tenacia con cui trova sempre nuove energie per non arrendersi, serbando però il coraggio di abbandonarsi agli eventi quando non c'è alternativa praticabile. Piegarsi nella tempesta se necessario, rialzarsi ben dritta se possibile. Non è forse il modo più saggio di vivere la vita?
Proseguendo nella lettura, scoprivo in me una determinazione impensata, una spinta a non scoraggiarmi e a non disperare di poter sempre cambiare le carte in tavola, se l'avessi voluto: certo, pagando un caro prezzo, rischiando molto, mettendo a repentaglio tutto - sicurezza, abitudini, tranquillità - ma Isabel mi ha aiutata a capire che si può ricominciare da capo, tornare indietro se si imbocca il sentiero sbagliato, perché anche se a volte sembra che sia la fine, nulla è perduto finché si ha ancora fiato nei polmoni, la determinazione per camminare, e il coraggio di scegliere la propria strada.

La strada per tornare al branco, che è il posto dove si può essere se stessi.
Anzi.
Se stesse.

Perché solo voci di donna ho incontrato, in questo mio cammino; voci di donna alle donne rivolte. Voci che parlavano la mia stessa lingua, una lingua (oserei dire) antica, ancestrale, primitiva ma anche fortemente, terribilmente attuale.

E' qui che entra in gioco la loba: l'incontro con Paula, e probabilmente la conoscenza di quella mezza matta di Idgie Threadgoode, mi avevano preparata ad ascoltarla: rendendomi consapevole della sua esistenza, e poi smaniosa di ritrovarne le tracce, e infine desiderosa di comprenderne le parole.

Una leggenda texana narra la sua storia.

"C'è una vecchia che vive in un luogo nascosto che tutti conoscono ma pochi hanno visto, pare in attesa di chi si è perduto, di vagabondi e cercatori.
E' circospetta, spesso pelosa, sempre grassa, e desidera evitare la compagnia. Emette suoni più animaleschi che umani. Dicono che viva tra putride scarpate di granito nel territorio indiano di Tarahumara. Dicono che sia sepolta alla periferia di Phoenix, vicino ad un pozzo. Dicono che è stata vista in viaggio verso il monte Alban su un carro bruciato, con il finestrino posteriore aperto. Sta accanto alla strada poco distante da El Paso, dicono. Cavalca impugnando un fucile da caccia insieme ai coltivatori di Morelia. L'hanno vista avviarsi al mercato di Oaxaca con strane fascine sulle spalle.
Ha molti nomi: la Huersera, la donna delle ossa; la Trapera, la raccoglitrice; la Loba, la Lupa. L'unica occupazione della Loba è la raccolta delle ossa. Raccoglie e conserva in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo. La sua caverna è piena delle ossa delle più varie creature del deserto: il cervo, il crotalo, il corvo.

Ma si dice che la sua specialità siano i lupi. Striscia e setaccia le montagne e i letti prosciugati dei fiumi, alla ricerca di ossa di lupo, e quando ha riunito un intero scheletro, quando l'ultimo osso è al suo posto e la bella scultura bianca della creatura sta di fronte a lei, allora siede accanto al fuoco e pensa a quale canzone cantare. E quando è sicura si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia e comincia a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a coprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. La Loba canta ancora, e quasi tutte le creature tornano alla vita. Con la coda ispida e forte che si rizza. E ancora la Loba canta e il lupo comincia a respirare. E ancora la Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per il canyon.
In un momento della corsa, o per la velocità, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna lo colpisce alla schiena, il lupo è di un tratto trasformato in una donna che ride e corre libera verso l'orizzonte.
Così si dice che se vagate nel deserto, ed è quasi l'ora del tramonto, e vi siete un po' perduti, e siete stanchi, allora siete fortunati, perché forse la loba può prendervi in simpatia e mostrarvi qualcosa - qualcosa dell'anima.

Tutti noi cominciamo come un mucchietto di ossa abbandonate nel deserto. Sta a noi recuperare le parti. La Loba canta (usa la voce dell'anima) sulle ossa per scendere nell'amore grande e nel sentimento. Non possiamo scoprire questo grande sentimento di amore da un amante, perché si tratta di un lavoro solitario.
La Loba conserva la tradizione femminile. La Loba, la vecchia, colei che sa. E' l'antica e vitale donna selvaggia, che è una forza indomita che porta un dono di idee, immagini e particolarità all'umanità."

La loba canta, canta il suo canto hondo e il canto profondo, l'ululato selvaggio, mi ha stregata.
Stregata. Strana coincidenza l'aver utilizzato, senza pensarci, questa parola, decisamente calzante però.

A lungo andare, mentre leggevo della loba, di Vassillissa, della Llorona e di altre storie, cominciavo a sentire quel profondo canto proveniente dai dintorni; percepivo un respiro dietro di me, scorgevo con la coda dell'occhio l'ombra della lupa che mi seguiva. Ho avuto paura, ma poi ho iniziato a mettere insieme i pezzi, a capire il senso di tutte quelle tracce; ho imparato a parlare lo stesso misterioso linguaggio de La que sabe, Colei che sa, intrecciandovi un muto dialogo.

Percepivo una presenza forte che mi accompagnava, che mi invitava a ringhiare, a difendermi, a lottare, ad assalire, a ululare. E col tempo ho sentito il bisogno vitale di rispondere all'ululato selvaggio, era fondamentale imparare a comportarmi come la loba suggeriva: imparare a tempo debito a nutrirmi, dissetarmi, riposare, fare l'amore, soprattutto essere creativa: alimentare ciò che doveva crescere e abbandonare ciò che doveva morire.

Ascoltare il canto dentro di me.

Quale prezzo avrei pagato, se avessi zittito quella voce, se fossi rimasta sorda al canto?

Racconta la Estes di una donna che, pur sentendolo, non riusciva a seguire il richiamo della loba, e si trascinava in un'esistenza solitaria e sterile. Pose fine alla sua vita, con una rivoltella, mentre la sua famiglia era assente, ma non prima di aver tirato a lucido i pavimenti di casa.
La Estes commenta che non serve spiegare altro: ogni donna sa perché, prima di uccidersi, diede la cera ai pavimenti. E con un filo di sgomento mi resi conto che lo sapevo anch'io.


Non è facile dare ascolto alla loba: parla un linguaggio antico e oscuro, e propone scelte audaci, faticose da sostenere. Ma non è neanche possibile zittirla. Impossibile non ascoltarla.

Se la vostra loba si è risvegliata, esigerà attenzione e lo farà con durezza, con la costanza paziente di chi ha tutto il tempo, per spingervi nella giusta direzione.


Il passo successivo, per me, è stato la Dea, ma questa è un'altra storia.


A proposito di Paula e Isabel:
Paula
Isabel
Il pesa nervi

Su Idgie, Ruth e gli altri:
Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop
Evelyn
Il film

La loba:
Donne che corrono coi lupi
Donn(ol)a
La donna selvaggia
Clarissa Pinkola Estes
Raccontare

24 gennaio 2007

Vera legge... Afrodita

Apprezzo moltissimo lo stile di Isabel Allende, ma non mi riferisco a quello dei romanzi. L'ho conosciuta per la prima volta tramite Paula, che ritengo riduttivo definire "romanzo"; almeno, io non l'ho letto come tale, bensì come autobiografia e confessione, come canto e grido dell'anima straziata dal dolore, aggrappata al ricordo come ad una zattera...
Preferisco questo stile colloquiale, sincero e immediato (ma in qualche modo, anche prezioso) all'artificiosità dei romanzi, che lasciano un segno tanto più lieve in me, quanto più si discostano dalla vita vissuta della loro autrice.

Personalmente, Afrodita mi ha ricondotta esattamente alla fonte di quella voce viva e schietta che sa commuovermi o divertirmi con naturalezza disarmante. Impossibile resistere al brio e all'ironia con cui vengono affrontati i temi portanti di questo particolare libro: il cibo, e il sesso.
Il sottotitolo non lascia dubbi: Racconti, ricette e altri afrodisiaci, ovvero la sapiente narrazione di un viaggio attraverso le gioie dell'amore e della gola.
Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l'amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana.
[...]
Non posso separare l'erotismo dal cibo e non vedo nessun buon motivo per farlo; al contrario, ho intenzione di continuare a godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno. Da qui nasce l'idea di questo libro, un viaggio senza carta geografica attraverso le regioni della memoria sensuale, là dove i confini tra l'amore e l'appetito a volte sono talmente labili da confondersi completamente.
Io vi consiglio di mettervi comodi, staccare il telefono, rilassarvi e avventurarvi nella lettura; ho bevuto d'un fiato le 209 pagine di divagazioni erotiche (come la Allende le definisce) tra risate matte e pensieri maliziosi... seguono 114 pagine di ricette, ovviamente afrodisiache o presunte tali, dalle quali prima o poi spero di trarre ispirazione.

Perché penso che dovreste leggere questo libro?
Innanzitutto perché fa ridere, fa ridere dentro, di cuore. E vi meritate risate sincere.
In secondo luogo, perché vi farà "sciogliere". Parla di sesso e di amore in un modo particolarissimo, che si incontra piuttosto raramente: con lo scorrere delle parole, mi sento sempre più in sintonia con i miei desideri, meno imbarazzata per la mia femminilità... mi sento quasi più donna, più libera di essere donna.
Le parole si intrecciano alle sensazioni che suscitano, perché è davvero difficile restare indifferenti a questa lettura. Ti cattura, ti rapisce, ti trasporta in giro per il mondo, saltellando lungo la storia, attraversando la letteratura; e non ti stancheresti mai, non vorresti mai smettere di leggere...


La sola nota dolorosamente stridente è stata l'aver letto Afrodita quando ero già vegan, e di vegan, purtroppo, in questo libro c'è ben poco (nonostante l'illustratore, Robert Shekter, sia vegetariano - e infatti una delle poche ricette vegan è l'afrodisiaco vegetariano di Shekter, una ratatouille piuttosto promettente).
Tra carni di vari animaletti, crostacei e pesci... nessuno viene risparmiato (e i momentanei pentimenti simil-vegetariani dell'autrice alla lunga fanno girare un pochino le... ). Non solo la sezione ricette, curata dalla madre della Allende, Panchita Llona, pullula di preparazioni a base di cadaveri, ma anche la parte per dir così generale è infarcita di dissertazioni sulle proprietà afrodisiache di coniglietti morti e quant'altro. Il curanto di Panchita e il cocido di Carmen Balcells sono entrati per qualche tempo (e non scherzo) nei miei incubi!

Perchè, allora, ve lo consiglio? Solitamente salto a piè pari le ricette di carne (magari prima o poi ne proverò qualcuna col seitan ), mi dimentico quanto di orripilante e triste c'è in quelle pagine (più che altro lo ignoro sapendo che "non è cosa mia") e mi lascio catturare dal potere di affabulazione dell'autrice... che è davvero notevole e fa presa su di me come una ventosa.


Del resto, avrò pur bisogno di spunti da cui partire per il mio ricettario afrodisiaco vegano, no?


Isabel Allende
Afrodita
Racconti, ricette e altri afrodisiaci

Feltrinelli (collana Universale economica)
2003
328 pagg
€ 9,00