14 gennaio 2009

Latte di riso calmochi (col trucco)

Il riso calmochi è una varietà di riso, definita anche "dolce", che si utilizza in particolare per preparare l'amasake e i mochi (oltre a tante altre cose, immagino: questo bel dolce di stella di sale, per esempio).

A me è venuta l'idea di prepararci il latte proprio a causa del procedimento necessario per ottenere l'amasake: mi sembrava il riso più adatto per mettere a frutto un trucco sul quale stavo meditando da un po'.

Detto in breve: per l'amasake, si aggiunge al riso un fermento (il koji) che in qualche ora lo rende semiliquido e zuccherino. Non so cosa accada aggiungendo koji al latte di riso, magari qualcuno che ce l'ha potrebbe provare e farci sapere; ma ho letto non so dove che gli enzimi presenti nel malto d'orzo e in quello di riso hanno lo stesso effetto, scindendo gli zuccheri complessi in zuccheri più semplici. Questo processo rende il latte di riso non solo bevibile, ma addirittura gradevole. Su questa pagina ho trovato una preziosa informazione riguardante la temperatura alla quale effettuare il processo, quindi ho deciso di tentare. Le dosi non sono definitive, ho provato solo una volta e temo di aver usato troppo poco malto, ma la differenza rispetto ai risultati precedenti è notevole!

Ingredienti per poco più di 1 litro di latte: 80 g di riso calmochi, 1 litro e 1/2 di acqua, 1 grosso cucchiaio di malto d'orzo (o di riso).

Innanzitutto, se ce l'avete, usate la sojafit (o apparecchi analoghi): è davvero molto comoda per questa ricetta.
Tenete il riso a bagno per circa 8 ore, versate l'acqua nella sojafit (riempitela fino alla tacca superiore: durante la produzione del latte ne evapora molta), attaccate il filtro al cervellone, versatevi il riso ben sciacquato e impostate la macchina sul programma 2 (triturazione a caldo).
A ciclo concluso spegnete, togliete il cervellone indossando dei guanti di gomma e stando attenti a non scottarvi, staccate il cestello con la polpa di riso e rimettete a posto il cervellone sulla sojafit, dopo avergli dato una pulita dai residui.
A questo punto premete il tasto 3 (programma di riscaldamento dell'acqua): quando la temperatura raggiunge i 75-80° circa staccate la spina, avvolgete la sojafit in numerosi strati di stoffa e versate nella caraffa il malto sciolto in poco latte di riso, mescolando bene. Poi mettete il tutto al riparo dalle correnti e lasciate riposare per qualche ora, incrociando le dita, finché si è raffreddato. Filtrate, imbottigliate e conservate in frigorifero per il minor tempo possibile (2-3 giorni al massimo).

L'ho assaggiato soltanto dopo 10 giorni e, miracolosamente, il latte (ovviamente tenuto in frigorifero) risultava ancora bevibile. Il gusto non era il massimo, quanto a dolcezza, ma era liquido come quelli confezionati. La prossima volta vorrei provare con più malto... e se riuscissi a trovare il koji sarebbe fantastico!
Se avete idee, commenti o curiosità, scrivete!

13 gennaio 2009

Menù di S. Valentino - Antipasto - Insalata "profumo di bosco"


Questa è la prima parte del menù di S. Valentino che ho preparato nei giorni scorsi. Ho deciso di pubblicarlo "a puntate", così ciascuna ricetta avrà un suo spazio per i commenti, ma in seguito le raccoglierò tutte in un post unico per maggiore praticità.

Ho voluto preparare un menù di San Valentino per un motivo semplice: mi piace il cibo, mi piace prepararlo, cucinarlo e mangiarlo; quando posso farlo con una persona speciale, mangiare diviene, per me, un atto molto sensuale. Il cibo mi risveglia i sensi, se mi prendo il tempo per assaporare con calma i profumi, i colori, i sapori, e mi lascio andare all'atmosfera alchemica del cucinare.
Tuffare il naso tra i vapori che si sollevano dai fornelli, inspirando a fondo. Intingere il dito nelle pentole per saggiare la proporzione tra gli ingredienti. Infine, portare in tavola il piatto ed offrirlo al partner come un nutrimento per il corpo e per l'anima.
Riuscire nell'intento di servire una pietanza alla quale ho trasmesso qualcosa di mio, di inimitabile e di indelebile: ecco cos'è per me cucinare per la persona che amo.

Se provate anche voi lo stesso piacere nel prendervi cura attraverso il cibo delle persone alle quali volete bene, gradirete l'idea di questo menù di San Valentino (i cui ingredienti consentono di prepararlo quasi in ogni stagione dell'anno).

Il gusto per il cibo, consumato per di più con il proprio partner, dovrebbe bastare a rendere questo menù afrodisiaco... Comunque, poiché anche l'occhio vuole la sua parte, ho preparato piatti colorati, dalle forme gradevoli ed evocative, divertenti; anche un po' kitsch, forse, con un tripudio di cuori che solo a San Valentino si può sopportare.
Apportate pure tutte le variazioni che volete alla composizione dei piatti, ma cercate di scacciare la monotonia dalla vostra cucina!
Alcuni possono essere mangiati con le mani, imboccandosi a vicenda... immagino non ci sia bisogno di spiegare il perché. Mi sembra di essere riuscita a calibrare bene i sapori, scegliendo ingredienti appetitosi e stimolanti, dai gusti precisi ma non troppo forti. Insomma, mi sono divertita molto ad ideare, realizzare e consumare questo menù; per me è stato un successo e spero che sarete della stessa idea anche voi.

Gli ingredienti sono sempre per due; le quantità sono tali da soddisfare il palato ma senza appesantire troppo la digestione.

Insalata "profumo di bosco"
Ingredienti: 2 o 4 funghi champignon freschissimi e profumati, 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva (l'ideale sarebbe olio aromatizzato al tartufo), 1 cucchiaino d'acqua, 1 cucchiaino di succo di limone, 1 pizzico di sale, 1/2 cucchiaino di pepe nero in grani, abbondante prezzemolo tritato.

Pulite i funghi eliminando il gambo, il rivestimento della cappella ed asportando eventuali tracce di terra con uno straccetto leggermente inumidito. Tagliateli a fettine sottilissime.
Disponete le fette nel piatto da portata formando un cuore: potete aiutarvi seguendo la forma di un tagliapasta, oppure realizzando una cornice di cartone, da togliere dopo aver decorato i funghi col prezzemolo tritato.
Preparate un'emulsione di olio, succo di limone, acqua e sale; distribuitela sui funghi, guarnite con il pepe nero macinato sul momento, una grattugiata leggerissima di buccia di limone e servite.

In alternativa, potete unire il prezzemolo alla guarnizione e servire i funghi su un letto di foglie di spinacino tenerissime.

12 gennaio 2009

Ultime sul forno solare

Due piccole novità sulla cucina solare.
Innanzitutto, pubblico qualche suggerimento che Andrea Spurio ha voluto condividere con me a proposito dell'uso della cucina parabolica, ma anche del forno solare.

Andrea mi scrive che, per quanto riguarda il forno parabolico, i tempi di cottura sono più o meno simili a quelli di un fornello medio tenuto col gas al minimo.
1 l di acqua in una giornata soleggiata bolle in media in 15/20 minuti; in estate i tempi si riducono drasticamente. Influenzano i tempi di cottura la presenza di vento (che abbassa di molto la temperatura) e il tipo di pentola usata (che dovrebbe avere il fondo nero). E' importante anche evitare di alzare troppo spesso il coperchio della pentola.

Per quanto riguarda il forno a scatola i tempi di cottura sono molto più lunghi. Il forno arriva intorno ai 130/150° in 20/30 minuti; il vantaggio è quello di poter cuocere cibi diversi nello stesso tempo, visto che la superficie di cottura è maggiore. I legumi (messi in barattoli dipinti di nero) necessitano di 30/40 minuti di cottura, se non si apre mai il forno. In media, se si inizia a cucinare intorno alle 11 del mattino, girando un paio di volte il forno per inseguire il sole si ha tutto pronto per le 13 (verdure o legumi). Il forno a scatola necessita di minor precisione rispetto al movimento della luce solare: si può girare ogni 40/60 minuti; mentre per quello parabolico deve essere orientato ogni 20/30 minuti.

Sul blog consumo meno, poi, potete trovare un video sul funzionamento della cucina solare parabolica. Secondo me, il contrasto tra il giardino innevato e le patate che cuociono solo grazie all'energia solare è emozionante!

Spero che queste informazioni vi siano utili. A domani per una ricetta che, invece, non necessita di alcuna cottura!

11 gennaio 2009

BUONGIORNO!

BUONGIORNO A TUTTIIII!!!

Oggi mi sento di ottimo umore!

Le statistiche mi informano che siete tutti tornati al lavoro... e a leggere il mio blog dai vostri uffici; ho ricevuto ben 5 commenti nelle ultime 24 ore, e anche qualche e-mail dai lettori: che dire, sono proprio contenta che le vacanze siano finite, il grafico delle visite in caduta libera mi stava togliendo il sonno...

Soprattutto, sono felice perché ho appena trascorso tre belle giornate in gradita compagnia e mi sento semplicemente... bene!

Anche se sono molto impegnata, sono determinata a riprendere le redini del blog; così, nei prossimi giorni, pubblicherò: le istruzioni per preparare gli arrostini di seitan (grazie a quella santa donna di Puccina), la ricetta del tofu preparato con la sojafit, quella del latte di riso calmochi, qualche informazione in più sul forno solare, e, a puntate, il mio primo menù di San Valentino!

Beh, viste le premesse, è il caso di mettersi all'opera con le bozze... Un saluto a tutti e a domani!

06 gennaio 2009

Earthlings: il DVD con sottotitoli in italiano

Buon pomeriggio a tutti. Sembra che l'influenza mi sia passata, ma ancora per un po' non mi dedicherò a stravaganti creazioni culinarie, non mi sembra il caso di mettere alla prova il mio stomaco dolorante!
So che nel giorno dell'Epifania vi sareste aspettati un post più "dolce", ma quello che ho deciso di pubblicare temo non rientri nella categoria: vi avviso infatti che è ora disponibile sul sito di AgireOra Edizioni il dvd "Earthlings" sottotitolato in italiano.

Al link soprastante trovate una descrizione del documentario; io l'ho già visto, lo scorso Marzo, e vi trascrivo qui i (non chiarissimi purtroppo) pensieri che buttai giù all'epoca.
Vorrei anche ringraziare tutti coloro che mi scrissero rispondendo al post perché, rileggendoli, i vostri commenti mi sono sembrati bellissimi. Grazie del vostro sostegno.

Non aggiungo altro, mi auguro soltanto di potervi stupire, a breve, con qualche ricetta da leccarsi i baffi. Un bacio a tutti i miei affezionati lettori, specialmente a quelli influenzati, tristi... o in procinto di tornare al lavoro!

Buona lettura e... semplicemente un abbraccio mentre guardate il video. Sappiate che sono con voi, e non è solo un modo di dire.


Sabato mattina mi sono vista Earthlings. Qualcuno ha detto che è l'equivalente animale di The Passion of the Christ. Con una differenza, però: la passione di Earthlings è del tutto vera; non c'è fiction, solo realtà.

Earthlings (dice il sito ufficiale) illustra la totale dipendenza dell'umanità dagli animali, su cinque fronti: compagnia, cibo, vestiario, divertimento, ricerca scientifica. Io personalmente non concordo con la definizione di "dipendenza", che implicherebbe un reale non poter fare a meno di tutto ciò; ovviamente dal mio punto di vista a meno se ne può fare, e non si tratta quindi di dipendere da qualcosa, ma solo di sfruttamento. Una arbitraria volontà di sfruttamento.

Earthlings può essere visto su VegTV, e dovrebbe senz'altro essere visto. E' orribile, raccapricciante, crudele, sanguinoso, inumano... no, inumano no, è umanissimo a dir la verità, e di essere umana mi ha fatta vergognare, mi duole ammetterlo. E' atroce, è sconvolgente e spezza il cuore; fa piangere, tremare, sudare, fa venire voglia di dire basta, di chiudere gli occhi, ma non si dovrebbe poter chiudere gli occhi sulla realtà delle cose.

Non sono più una bambina e dovrei saperlo, ma ancora non riesco a capire come possa la gente voltarsi dall'altro lato, distogliere lo sguardo, tapparsi le orecchie e fingere bellamente di ignorare, ignorare, ignorare, arrivando perfino a negare l'evidenza, se serve a preservare l'ipocrita quiete secondo la quale vive.

Possibile che la verità sia comunemente così sottovalutata, che sia tanto più importante la facciata dorata, la superficie liscia e pulita che non bisogna scalfire assolutamente perché altrimenti mostrerebbe il marcio sottostante?

Come si può vivere così?

Earthlings mi ha strappato 90 minuti di vita, imprigionandomi inesorabilmente alla poltrona; vorrei trovare un modo per convincere la mia famiglia, i miei amici, a guardarlo. Sono intelligenti, tutti loro, e sono sensibili; amano gli animali, anche se li mangiano, anche se li indossano, anche se li intossicano con detersivi e tubetti di dentifricio. Di solito sanno capire cosa è giusto e cosa sbagliato, sanno distinguere il bene dal male, ma si rifiuteranno di visionare un documentario che fornirebbe loro nuovi preziosi elementi per valutare cosa sia realmente giusto e cosa sbagliato.

Hanno paura di sapere, e questa paura non la capisco.

Io ho paura di molte cose, moltissime, ma la verità proprio no, non mi fa paura. Conoscere la verità significa poter cambiare le cose, e ciascuno nel suo piccolo può farlo. Possibile che il mio essere vegan da 6 anni non basti a dimostrare che si può cambiare?
O al contrario, forse questo li ha spinti a notare ancor più la dicotomia dei nostri rispettivi stili di vita, e ad aver più paura di cambiare perché sanno che potrebbero farlo, ma si accorgono che non vogliono e si sentono in colpa?

Earthlings mi ha messo nell'anima una tristezza e un dolore tragici, ma l'ho guardato tutto, dall'inizio alla fine. E sono sicura di aver potuto farlo perché mi sentivo le mani abbastanza pulite e la coscienza sufficientemente a posto da poter guardare come estranea a tutto ciò.
E non parlo della coscienza ipocrita che spesso si attribuisce agli animalisti, quella di chi "lo fa" per stare bene con se stesso, così dicono; è solo agendo per il bene altrui e non soltanto per il mio, che sto bene con me stessa, e mi stupirei del contrario.

Ho potuto guardare Earthlings perché mi sentivo estranea a quelle immagini, ma è per questo, credo, che i miei familiari non lo guarderanno: per tutto quel sangue che scorre, per le pelli strappate dal corpo, per i muggiti e i belati, per lo scherno, per la crudeltà; perché sanno che la colpa è anche loro, com'era mia, com'è di tutti, e per dei motivi che sinceramente non capisco, non vogliono sentirselo ricordare.

Lo so che fa male, lo so; perfino a me ha fatto molto male. Ma non riesco veramente a capire perché non guardare, perché scegliere di non sapere.
E' come gettare la spugna della propria vita, rinunciare ad essere responsabili delle proprie azioni, non voler essere padroni delle proprie scelte, e questa cosa, per me, è tristissima.

Non si deve generalizzare, ma la visione di Earthlings mi ha fatta sinceramente vergognare di essere umana; e mi causa ancor più vergogna accorgermi di quanto sia facile per chi mi vive accanto chiudere gli occhi sulla sofferenza e sullo sfruttamento - e non parlo "solo" di quello animale, ma anche di quello umano.


"Siamo tutti Terrestri", dice Joaquin Phoenix.

Io, per fortuna, vengo da Vega.

05 gennaio 2009

Buaaaaah!

Ho preso l'influenza.
Non mangio quasi nulla da tre giorni, ho la nausea, il mal di stomaco e ho avuto picchi di febbre molto alta, ma oggi mi sento meglio. Purtroppo stamattina sono stata costretta ad andare a Napoli per prenotare un esame, e spero che ciò non provochi una ricaduta; la buona notizia è che sono anche andata a vedere i risultati della prova intercorso di storia moderna e l'ho superata. Non ci speravo proprio, è davvero un'ottima notizia!

Beh, me ne torno a letto, al calduccio, così magari la testa smetterà di girarmi... Un saluto a tutti!

02 gennaio 2009

Riso Venere pilaf con crema di zucca e di cannellini

Beh, tutto sommato, sono riuscita a preparare qualcosina, durante le feste.
Tutti i miei familiari e gli ospiti presenti hanno apprezzato questo piatto, che andrebbe servito caldo perché renda al meglio. Gli ingredienti non sono precisissimi perché per le creme non ho seguito una ricetta preesistente; vi consiglio di essere ugualmente flessibili ed affidarvi alle papille gustative per gli aggiustamenti del caso.

Gli ingredienti sono per circa 6 persone.
Per il riso pilaf: 350 g di riso venere tenuto in ammollo per 8 ore, 800 ml di brodo vegetale (preparato con carote, cipolle, poco sedano e 1 cucchiaino di sale fino), 1 cipolla tritata finemente, 2 spicchi d'aglio tritati finemente, 1 bicchiere di vino bianco, 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva.
Per la crema di zucca: 1 kg e 1/2 di polpa di zucca (scegliete una varietà poco acquosa), 1/2 cipolla tritata finemente, 1 cucchiaino raso di cannella, 1 cucchiaino raso di noce moscata, 1 cucchiaino raso di pepe nero, qualche filetto di peperone rosso arrostito (sott'olio), 1/2 cucchiaino di sale fino, 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva.
Per la crema di cannellini: 250 g di fagioli cannellini secchi (messi a bagno per 8 ore), 2 spicchi d'aglio tritati finemente, 1/2 cipolla tritata finemente, 1 cucchiaio di salvia secca, 1 cucchiaino raso di pepe nero, 1 cucchiaino raso di sale fino, 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva.

Preparate il riso: in una pentola che possa andare poi in forno (senza parti in plastica) riscaldate l'olio, aggiungete l'aglio e la cipolla, il riso ben scolato, sfumate con il vino per qualche minuto e poi versate il brodo bollente. Portate a bollore, coprite la pentola e infornate a 200° per 50 minuti; se il liquido dovesse evaporare del tutto, aggiungete altro brodo bollente, ma non dovrebbe essere necessario. Spegnete e lasciate riposare per 10 minuti prima di servire.
Nel frattempo preparate la crema di cannellini: cuocete i fagioli in pentola a pressione, coperti d'acqua a filo, per 25 minuti. Scolateli (conservando l'acqua di cottura), riscaldate l'olio in una piccola pentola, soffriggete delicatamente l'aglio, la cipolla, la salvia e il pepe e poi aggiungetevi i fagioli. Dopo qualche minuto, allungate con poca acqua di cottura, aggiustate di sale e passate al passaverdura, con acqua di cottura sufficiente ad ottenere una crema liscia. Tenetela da parte al caldo.
Mentre i fagioli cuociono, preparate la crema di zucca. Tagliatela a dadi non troppo piccoli, riscaldate l'olio in una pentola capiente, aggiungete la cipolla, le spezie, il peperone sott'olio e i dadi di zucca. Coprite e fate cuocere finché sarà tenera; se dovesse perdere molta acqua, togliete il coperchio e lasciatela evaporare. Quando la zucca risulterà cotta, frullatela e aggiustate di sale. Tenete in caldo.

Servite realizzando delle palline di riso con l'aiuto di uno scavino per gelato, bagnato nell'acqua fredda (in modo tale che il riso non si attacchi), accompagnando con qualche cucchiaio di crema di zucca e cannellini. Buon appetito!