Semplicemente, Vera.

Ricette vegan, cosmesi naturale, risparmio energetico, energie alternative, vegetarismo, autoproduzione... e dintorni. ^^ Tutto sperimentato (se non da me, da qualcun altro!). ^^ Provate, tentate, osate: il successo è garantito. ATTENZIONE! Questo blog è ironico e non si prende troppo sul serio... quindi sorridete e buon divertimento!

02 luglio 2008

Puccymon e il forno solare

Questo bel forno solare non è mio (purtroppo): il mio è ancora nell'armadio perché sono troppo impegnata per metterlo in funzione... ma spero di riuscire ad usarlo qualche volta, prima che l'estate finisca!

Quello che vedete nella fotografia è di Puccymon, realizzato con vetro, metallo e lana vetro di recupero, e ha una funzionalità decisamente ottima! Andate a leggerle qui il resoconto dettagliato della sua esperienza, è davvero molto interessante.

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01 luglio 2008

Confettura di albicocche (con malto e agar agar)

Il 21 giugno, inequivocabilmente, è arrivata l'estate. Il 21 giugno, ho dovuto accendere il ventilatore mentre studiavo e praticamente da allora non l'ho più spento. Credo che da quel giorno la temperatura in casa sia scesa poche volte al di sotto dei 28-30°, durante il giorno, e a tratti mi sembra di impazzire. Tarty dorme quasi senza interruzioni dalle 9 alle 19, trascinandosi dal tavolo, al letto, al pavimento e viceversa, e anch'io avrei una voglia matta di buttarmi a terra a dormire... Insomma, tutto questo per dire che fa caldo, ma anche se stare ai fornelli è garanzia di copiose sudate ci sono cose che "ora o mai più", e una di queste è la confettura di albicocche, se le albicocche sono quelle del giardino di zia, coltivate senza ausilio della chimica, e quando arrivano... non si può farle aspettare!
La ricetta è tratta da Le conserve naturali, ma l'originale prevedeva sciroppo d'acero (che ho sostituito col malto, prodotto italiano) e foglie di melissa (che ho omesso perché non le avevo).
Ovviamente non le ho ancora aperte, ma l'assaggio prima di riempire i vasetti era molto promettente. Si conserva in un luogo fresco e asciutto e, dice la ricetta, dovrebbe durare per almeno due mesi, ma io spero che resista più a lungo! Staremo a vedere.

Ingredienti: 500 g di albicocche, 3 cucchiai di malto di grano, 2 cucchiaini rasi di agar agar in polvere, il succo di 1/2 limone.

Lavate e asciugate le albicocche, spezzettatele grossolanamente e frullatele (meglio se col frullatore a immersione). Mettetele sul fuoco in un tegame, tenendone da parte circa 100 g.
A questi, aggiungete 3 cucchiai di malto di grano e l'agar agar sciolto nel succo di limone, e mescolate accuratamente.
Dopo 10-15 minuti, aggiungete questo composto alle albicocche nella pentola, mescolate per non più di 2 minuti e poi versate nei vasi già sterilizzati e tiepidi. Chiudete i barattoli e capovolgeteli solo per 5 minuti: la confettura sarà molto liquida ma l'agar si addensa raffreddando, quindi ricordatevi di ri-girare i barattoli (io l'ho dimenticato, e adesso la confettura "pende" dal coperchio come una gigantesa, monolitica stalattite). Non muoveteli per 12 ore, rascorse le quali potrete conservarli in dispensa.

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30 giugno 2008

Riepilogo di Giugno

Ricette: il grano saraceno, il riso integrale, il farro decorticato, salvia fritta, "tripudio di fragole", tarallini integrali, cura per il seitan anemico, pasta frolla, tofu strapazzato, fragole e ciliegie secche, banana flambé al cioccolato, seitan al cocco in salsa di banane.

Altro: il 5x1000 all'ADDA, La buona cucina vegetariana, come difendersi dai mangimi inadeguati per conigli, on line il sito Tree of freedom, mamme napoletane e pannolini lavabili, come mettere le faccine nei post.

Ultime su Sojafit: odio/amore, il filtro B, fotografie.

Non starò a ripetere quanto sia stato intenso queste mese, per me... grazie del vostro sostegno e incoraggiamento!

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28 giugno 2008

Dolce... far niente

Per oggi e, credo, per domani, non posterò niente... mi serve tempo per riprendermi dal post sulla Sojafit e dallo stress dell'ultimo esame.
Ma a proposito, "voi" ci siete ancora, vero? Vista la scarsità di commenti ai post dell'ultima settimana, mi viene il dubbio che siate andati tutti in vacanza!

27 giugno 2008

Foto della Sojafit

Avrei voluto fotografare la mia Sojafit subito dopo l'acquisto, quando era bella, immacolata e senza un graffio. Adesso, dopo qualche settimana di utilizzo, sembra... giudicate voi! Sono certa che con una passata di aceto o acido citrico tornerebbe a splendere, ma dato che non la faccio partecipare alla sfilata nazionale delle Sojafit mi evito volentieri questa fatica. E' già abbastanza impegnativo darle una nomale "pulita"!
Ora per favore ignorate le opacità dell'aggeggio e l'orribile riflesso del mio top arancione sulla superficie dello stesso, e concentratevi sulla descrizione delle componenti. Grazie.

Questo è l'aspetto della Sojafit montata di tutto punto (manca solo il cavo elettrico che dovrebbe sporgere dalla parte posteriore del cervellone, ma mi ero dimenticata di inserirlo).
Il cervellone è la parte elettronica dell'aggeggio, contenente il micro-computer (o qualsiasi cosa sia) che regola le diverse funzioni, e non va assolutamente bagnato (anche se io lo bagno lo stesso, sui lati, per scrostare la pappa di soia - ma facendo tanti tanti scongiuri ed evitando accuratamente che entri acqua "dentro". Essendo tutto sigillato, non penso sia un problema). A sinistra c'è la feritoia attraverso la quale, tolto il tappo, si introducono i semi.

Questa è la parte superiore della Sojafit. Al centro, le lame che tritano i semi (molto affilate, non vi tagliate le dita quando le pulite); in alto a sinistra il sensore che controlla il livello dell'acqua e impedisce che il liquido trabocchi; a destra, il sensore per la temperatura. La serpentina invece è la resistenza che scalda l'acqua e tiene il latte vicino all'ebollizione. Si intravede anche l'attacco del cavo elettrico del cervellone, in quella che io considero la sua "parte posteriore".
Quando il liquido è troppo o troppo poco, oppure la serpentina non funziona e non scalda l'acqua a dovere, la macchina emette un segnale di allarme (verificate periodicamente l'effettivo funzionamento dei sensori).

Qui ho montato il filtro alla macchina, avvitandolo nelle apposite scanalature. Dopo aver compiuto questa operazione, si possono "caricare" i semi, rigorosamente dall'alto (non mettete i semi nel cestello, altrimenti urteranno contro le lame e non riuscirete ad agganciarlo... e poi la carica dall'altro è così comoda! C'è un unico inconveniente: dato che la feritoia è un po' stretta i fagioli si potrebbero accumulare tutti nello stesso punto creando un blocco, ma basta inclinare l'apparecchio per sparpagliarli e torna tutto regolare).

I due filtri messi a confronto: a sinistra il filtro A (per i fagioli di soia), a destra il filtro B (per gli altri tipi di semi).
La differenza di trama non è enorme, ma si rivela sostanziale nella preparazione del latte. Il filtro A ha davvero i buchi troppo stretti e non riesco a capire come pretendano di farlo funzionare con i fagioli di soia... Comunque sia, lavate accuratamente il filtro con uno spazzolino da denti o qualcosa di simile, oltre che col sapone e la spugnetta, perché è molto importante tenere i buchi pulitissimi e assolutamente liberi da impurità e incrostazioni.
A proposito di spugnette, avete presente la parte verde delle spugne per piatti, quella che serve per scrostare? In dotazione vi viene dato un panno di quel materiale... mamma l'ha usato per pulire le pentole e si è disintegrato, quindi trattatelo bene, era molto utile.

A sinistra, il misurino fornito in dotazione per calcolare la quantità di semi o fagioli da utilizzare. Non so per quale motivo ci sia un segno anche a 85 g dal momento che, se non sono impazzita, non c'è scritto da nessuna parte di usare 85 g di questo o di quello, neanche nel foglio di istruzioni per altri latti vegetali. La Sojafit è piena di misteri.
A destra, il tappo della feritoia attraverso la quale si introducono i semi. Come potete vedere, i buchi sono piuttosto piccoli e si otturano facilmente, quindi secondo me usarlo è controproducente. Forse, togliendolo, l'apparecchio fa più fatica a mantenere la temperatura, ma meglio questo che l'effetto geyser! E poi un minimo di sfiato ci vuole, altrimenti dopo il ciclo di preparazione del latte vi ustionate le mani sollevando la parte superiore (a me succede sempre).

L'ultima componente è questo contenitore, che arriva dentro la Sojafit ma va tolto quando essa è in funzione. Servirebbe come supporto per pulire la macchina: si riempie di acqua e ci si infila dentro la parte superiore. Io lo uso per appoggiarla, filtro con l'okara compreso, dopo aver fatto il latte, mentre raffredda; non riesco a usarlo per lavarla, anche perché se ci si infila la macchina non ci entrano più le dita (ma la Sojafit, l'ha progettata lo scienziato pazzo?). Tutto sommato, però, ha una finalità nobile: tenere in ammollo il tutto, così la soia non si incrosta!

Per finire, e concludere questo lunghissimo post, questa bella bottiglia di latte di soia è il risultato delle ultime sperimentazioni. Ho usato fagioli di soia ammollati per 8 ore, non sbucciati (marca La finestra sul cielo) e poi il programma numero 1 (a caldo), come da istruzioni. Non ho aggiunto niente, né olio né dolcificante, ma la cosa più interessante è che la consistenza, di suo, non è acquosa ma fluida. Non l'ho assaggiato, perché mi serviva per preparare il tofu, ma da adesso in poi, risolti i problemi tecnici, si ricomincia a lavorare sul fattore gusto!

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26 giugno 2008

Sojafit - Il filtro B

Sono TROPPO felice!
Isabella mi ha gentilmente spedito il filtro B della sua Sojafit, dato che non lo usa, e finalmente ho risolto i miei problemi con la macchina del latte di soia.
Ho preparato il latte sia ieri che l'altro ieri ed è andato tutto liscio come non mai. Non ha eruttato, non si è otturato il filtro e non mi sono ritrovata la caraffa piena di acqua di cottura di fagioli, perché la trama larga ha lasciato passare polpa sufficiente a ottenere un bellissimo latte di soia, ma non tanta da dover filtrare tutto manualmente.

Io rimango sempre più perplessa: il venditore dice che non mandano più il filtro B (quello per il latte di semi) perché non è più in produzione, e quindi ora vendono questa macchina chiamandola "per il latte di soia" e non più "per il latte di soia ...e altri latti vegetali"; ma il filtro A, in realtà, si intasa facilmente. Che la vendessero solo col filtro B (che va bene per tutto), invece che con quello A (che non va bene per niente), no??

Presto posterò foto del latte di soia, e della Sojafit, immortalata in tutte le sue componenti. Nel frattempo continuo con le sperimentazioni!

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25 giugno 2008

Seitan al cocco in salsa di banane

Si può preparare anche usando il tofu; l'accostamento è inusuale ma saporito!

Ingredienti: 300 g di seitan (o 400 g di tofu), 2 banane, il succo di un limone, un cipollotto, un pizzico di zenzero in polvere, 30 g di cocco secco, 1/2 cucchiaino di curry, 2 cucchiai di olio di semi di arachidi.

Riscaldate l'olio in una padella e nel frattempo pulite e tritate il cipollotto; soffriggetelo delicatamente con curry e zenzero mentre tagliate il seitan a dadini. Quando il cipollotto si sarà ammorbidito, unite il seitan, e cuocete finché non diventerà croccante, mescolando spesso.
Nel frattempo, mettete il cocco nel bicchiere del frullatore e versate acqua sufficiente a coprirlo. Frullate fino a ridurlo in crema e versatelo nella padella, mescolando accuratamente.
Sbucciate e tagliate a pezzi le banane; schiacciatele con una forchetta e frullatele col succo di limone; versate la crema nei piatti e adagiatevi sopra il seitan con la salsina di cocco. Servite appena si intiepidisce.

Se volete, potete prepararlo in anticipo, ma frullate le banane solo al momento di servire, altrimenti si scuriranno.

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