10 marzo 2011

Richiesta di aiuto per pasta madre

Dopo non so quanto tempo parliamo di nuovo di pasta madre... ma la richiesta di aiuto non è per me: la mia PM è deceduta da un pezzo ormai, e con molta tranquillità ho deciso di non rifarla perché attualmente non riuscirei proprio a starle dietro, anche se probabilmente un giorno la riprenderò.
Questo post invece è per Cristina, "allevatrice" novella di pasta madre: mi ha scritto qualche giorno fa spiegandomi che vorrebbe provarne una più matura della sua, e chiedendomi se potevo spedirgliene io un po'. Essendo sprovvista di materia prima, giro la domanda a voi: se avete una pasta madre che abbia più di qualche mese, diciamo almeno un annetto o più, e siete disponibili a spedirne un po' a Cristina, scrivetele all'indirizzo cristina@email.it per prendere accordi.
Sono sicura che qualcuno risponderà, vero?

Già che siamo in tema, a tutti gli appassionati o curiosi di pasta madre segnalo due risorse interessanti: il ricettario di ovosodo sulla panificazione casalinga con macchina del pane (parte I e II) che comprende anche ricette con PM; e il sito di Francesca V., che dedica periodicamente spazio all'argomento, con molta competenza! Sono un ottimo punto di partenza, ma se avete altri link da suggerire i commenti sono a vostra disposizione.
A presto!

08 marzo 2011

Chiacchiere

Eccole, le veterane scampate al disastro di sabato scorso. Non sono riuscite tutte perfettamente, come vi dicevo qualcuna si è carbonizzata, ma ce l'hanno fatta in molte (abbastanza da riempire un vassoio) ed erano squisite. Meglio tardi che mai! La ricetta arriva giusto in tempo per l'abbuffata serale, no?


Chiacchiere
Ingredienti per un vassoio "medio":
350 g di farina 00 oppure 0
80 g di zucchero di canna
40 g di margarina vegetale non idrogenata
2 cucchiai di olio di semi di mais
5 cucchiai di brandy
1 pizzico di sale
zucchero a velo per spolverizzare
1 bicchiere circa d'acqua tiepida
abbondante olio di semi di arachide per friggere

Mescolate bene la farina, la margarina a temperatura ambiente, l'olio, il sale e lo zucchero sciolto nel brandy.
Aggiungete acqua poco a poco, fino ad ottenere un impasto che si stenda con un po' di fatica e non sia troppo morbido. Formate una palla e lasciatela riposare in frigorifero per ½ ora.
Stendete la pasta il più sottile possibile, usando prima un mattarello e poi, se l'avete, la macchina per la pasta. Deve essere spessa non più di 2-3 mm. Se tende ad appiccicarsi al piano di lavoro, cospargetelo con un velo di farina.
Con la rotella apposita formate le chiacchiere e fate un taglio al centro, quindi friggetele in olio bollente finché prendono colore. Asciugatele con carta assorbente e spolverizzatele con lo zucchero a velo. Potete servirle sia calde che fredde, sono buone in entrambi i modi.

Aumentate la dose di zucchero nell'impasto se le volete più dolci: con questa ricetta la pasta viene abbastanza "neutra", anche se poi lo zucchero a velo si fa sentire parecchio! Lo zucchero a velo esiste anche di canna e si può fare degnamente in casa: frullate lo zucchero di canna il più finemente possibile e poi passatelo al setaccio per togliere i granelli più grossi. Se volete le chiacchiere meno croccanti e più soffici, aggiungete ½ cucchiaino di cremor tartaro (col bicarbonato dentro) all'impasto.
Non ho cambiato moltissimo rispetto alla ricetta già presente sul blog, ho sostituito l'olio di mais a quello di oliva perché più delicato, tolto il lievito perché le chiacchiere le preferisco croccanti e omesso gli aromi come buccia di limone e simili. Sono molto soddisfatta di questa ricetta, la preparo praticamente tutti gli anni e il risultato mi piace tantissimo!

06 marzo 2011

Disastri pre-carnevaleschi (post vecchio stile)

Carnevale in avvicinamento! E io me ne sono accorta praticamente all'ultimo minuto! Giovedì ho dato l'ultimo esame della sessione (che purtroppo non è andata bene come speravo) e finalmente mi sto liberando dello stress accumulato negli ultimi due mesi: bisogna fare spazio per accumulare quello nuovo, pronto ad arrivare, no?
Quando mi sono resa conto che carnevale era alle porte e io non avevo preparato neppure un misero dolcetto sono corsa ai ripari... però non è andata esattamente come avrei voluto. Volevo rifare alcune delle mie vecchie ricette e provarne perfino qualcuna nuova, ma è stato un mezzo disastro. Ho perso tantissimo tempo e sono riuscita a preparare solo tre cose... e niente di nuovo, purtroppo!
Saranno state le vibrazioni negative residue, sarà stata la fretta nell'esecuzione, o forse è colpa dei fornelli della casa nuova (con i quali ho un rapporto conflittuale anche se conviviamo da più di un anno) o ancora pretendere di preparare tre dolci in contemporanea era un po' eccessivo... ma alla fine ho bruciato quasi tutto.

Ho "sottotitolato" questo post vecchio stile perché la situazione mi ha ricordato tanto quella dei tempi andati: io incasinatissima per colpa degli esami, col cuore a mille e gli sbalzi d'umore, e la cucina che invece di avere un sano effetto catartico mi si rivolta contro per dispetto. Non lo trovate familiare?

Comunque sia, non è ancora martedì e non è detta l'ultima parola: potrebbe arrivare qualche sorpresa per il rotto della cuffia. Ho in mente di preparare una cosina e, se mi riuscirà, il mancino chiederà la beatificazione o mi farà la proposta di matrimonio, credo.

Intanto, vediamo cosa offre il blog per festeggiare degnamente il carnevale.

Nella mia classifica personale, al primo posto ci sono le chiacchiere. La ricetta è già sul blog, ma dato che l'ho perfezionata e ho scattato delle foto nuove pubblicherò tutto domani.

Seguono le tagliatelle dolci, che antaress ha definito "il dolce di carnevale più esteticamente bello" che abbia visto. In effetti si presentano molto bene e sono davvero sfiziose, nonché facili da preparare... e infatti, sul podio, si piazzano seconde!

Per terze vengono le ciambelle di patate perché sono decisamente uno stravizio, quindi molto carnevalesche! Probabilmente me le preparerò martedì, son troppo golose...

...motivo per cui fanno scivolare le bombe di semolino al quarto posto. Ma ciò non significa che non meritino una chance: potranno sembrare una cosa un po' macrobiotica, e sicuramente c'è poco zucchero, ma... provatele, vi sorprenderanno. Dopo il primo morso il liquore si fa sentire e l'uvetta sprigiona tutta la sua dolcezza. Una tira l'altra!

Fuori dal podio si piazzano le castagnole perché, come vi raccontavo sopra, mi si sono completamente carbonizzate e ancora non mi sono ripresa dallo shock del fallimento; i bombigné di celidonia, perché non ho ancora avuto il piacere di rifarli; e il sanguinaccio vegan perché quest'anno le mie voglie cioccolatose troveranno sfogo altrove.

Domani guarderò che si dice negli altri blog vegan in tema di carnevale, spero di trovare qualche bella ricetta da segnalarvi! Per adesso... questo è tutto!

22 febbraio 2011

Un'infornata... di commenti!

Ciao a tutti! Volevo lasciarvi una piccola nota di servizio per dirvi che stasera ho pubblicato più di 15 commenti in attesa di moderazione e ho risposto a ciascuno di voi, quindi se mi avevate scritto andate a controllare. Mi dispiace molto per questo ritardo, purtroppo nelle scorse settimane sono stata tanto impegnata con lo studio e con la vita in generale, ma non avrei voluto far passare così tanto tempo... perdonatemi!
Non prometterò per l'ennesima volta di essere più costante nella pubblicazione dei post, la mia vita è proprio incasinata, quindi stiamo a vedere come vanno le cose... però sappiate che il blog e voi lettori e amici siete nei miei pensieri. Un bacio a tutti!

06 febbraio 2011

Ciambelline di magro (al vino)

Non pensavo che queste ciambelline vi avrebbero entusiasmato tanto, ma come darvi torto? La foto fa proprio venire l'acquolina in bocca!
Come ho accennato nei commenti al post precedente l'ha scattata il Mancino, che ha molta più pazienza di me e come avete già avuto modo di constatare in altre occasioni ci sa davvero fare con la food photography. Questa bellissima foto, in particolare, risale a un paio d'anni fa; la ricetta invece è stata rifatta giusto ieri, ed è pluritestata.


Ciambelline di magro
Ingredienti per una teglia (abbondante se avete il forno piccolo)

500 g di farina tipo 0
1 bicchiere (quelli di plastica, colmo) di zucchero bianco semolato + zucchero q.b. per la copertura
1 bicchiere (idem come sopra) di olio extra vergine d'oliva
1 bicchiere (idem come sopra) di vino bianco
1/2 bustina di cremor tartaro (8-9 grammi, leggete qui per saperne di più)

Accendete il forno a 190°.
Fate una fontana con la farina e versatevi l'olio, il vino e lo zucchero.
Impastate il tutto mescolando con le dita a partire dal centro della fontana, assorbendo bene tutta la farina. Dovete ottenere un impasto morbido, tipo frolla.
Ricavatene dei grissini e arrotolateli formando delle ciambelline (grandi o piccole a seconda dei vostri gusti, noi le abbiamo fatte circa di 4 cm); poggiatele in un piatto in cui avrete versato lo zucchero restante e disponetele, con la parte non zuccherata in basso, su una teglia rivestita di carta forno.
Infornate a 190° per 20 minuti; dopo i primi 15 minuti di cottura, rigirate le ciambelline e cuocete ancora per 5 minuti (i tempi sono indicativi e dipendono dalla grandezza delle ciambelle, ovviamente fate attenzione a non bruciarle).

Questa ricetta semplicissima ha per me un grande valore affettivo, perché negli ultimi due anni di ciambelle di magro ne ho mangiate parecchie, e non a caso. Sono vegan "per natura" e molto diffuse a Roma e dintorni; si trovano anche al supermercato ma per fortuna non costano poco (sarà la presenza di olio evo?), quindi evito di comprarne - e mangiarne - quintali!

Sono dei biscottoni frollosi in cui non si sentono particolarmente né il vino, né l'olio, né lo zucchero, ma sono deliziose. Con questa ricetta ne vengono tante, ma si conservano in scatole di latta... voglio dire, se non le mangiate tutte subito. Non mi dilungo ulteriormente raccontandovi gli strazianti ricordi legati alle ciambelle di magro, non vi resta che provarle e farmi sapere se vi sono piaciute. Alla prossima!

02 febbraio 2011

Stuzzichino...

...per farvi venire fame. La ricetta arriverà presto.

31 gennaio 2011

Gennaio 2011

Riepilogo velocissimo per il mese di gennaio, nel caso vi foste persi gli aggiornamenti.

Sul fronte cucina ho pubblicato una ricetta rapida e gustosa, ovvero la zucca al cartoccio, ed una un po' più impegnativa, quella del plumcake alle quattro delizie: richiede una preparazione più lunga, ma è davvero molto soddisfacente.

Per il resto ho scritto qualche post su cosmesi e cura della persona, argomento che sul blog trascuro ingiustamente: sono invece in fase di sperimentazione, sia di intrugli vari (ad esempio questa maschera per capelli biondi) sia di nuovi prodotti, come il make up minerale. A proposito, se siete interessati allo sconto di 5€ per il primo acquisto sul sito Sai cosa ti spalmi potete ancora farvi avanti!

Infine, ho segnalato un link sull'autoproduzione di proteggislip lavabili, utile sia per le donne che vogliono continuare a usare gli assorbenti ma inquinando meno, sia per quelle che, avendo scelto la mooncup, vogliono tutelarsi dalle piccole perdite.

E per adesso è tutto, ci rileggiamo a febbraio!

28 gennaio 2011

Zucca al cartoccio velocissima

A Roma fa un freddo becco, ma io non mi sono ripresa dallo shock termico del viaggio e sono convinta di essere ancora nella mia temperatissima città natale. Di notte la carrozzeria delle automobili accumula ghiaccio e di giorno c'è un venticello gelido, sottile e insidioso che s'infila tra i vestiti, ma io mi ostino a vestirmi troppo poco e quindi ho preso uno dei miei soliti colpi di freddo.

Prima di cominciare ad agonizzare, per fortuna, avevo fatto tappa al Naturasì tornando a casa con tre zucche, quelle che io chiamo Hokkaido, anche se non sono sicura che siano proprio loro... son queste qua, piccoline, da circa 1 kg, e sono decisamente le mie zucche preferite. Hanno una polpa dolcissima e coccolosa, e si possono mangiare con la buccia, per cui mi stanno molto simpatiche.

La ricetta che vi propongo è nata quasi per caso, ma il risultato mi è piaciuto così tanto che ho deciso di pubblicarla, anche se più che una ricetta è uno spunto da rielaborare a piacimento... magari sostituendo l'eretica pentola a pressione con un più tradizionale forno!

Zucca Hokkaido al cartoccio
Ingredienti per 1 persona

500 g di zucca Hokkaido, privata dei semi e con la buccia ben pulita
1 cucchiaino di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di olio di semi di lino
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di aromi misti tra erbe di Provenza, erba cipollina e basilico
1 pizzico di pepe nero macinato e zenzero in polvere

Tagliate la zucca in grosse falde e adagiatele su un foglio di alluminio per alimenti, con la buccia verso il basso.
Cospargete i pezzi col sale, il pepe, lo zenzero e le erbe aromatiche, quindi chiudete il cartoccio.
Cuocete la zucca col cestello al vapore, in pentola a pressione, per circa 10-15 minuti; servite condendo con i due oli mescolati e, se serve, aggiustando di sale.

L'olio di semi di lino deve essere quello da frigo, dal gradevole sapore di noce, che con la zucca sta molto bene. Lo zenzero vivacizza la dolcezza di questo piatto, che altrimenti potrebbe risultare quasi stucchevole. Io l'ho apprezzata molto e anche la mia micia ha voluto assaggiarla!

23 gennaio 2011

Plumcake alle quattro delizie

Ciao a tutti!
Sono da poco tornata a Roma e già mi ritrovo alle prese con la mia caotica, strabordante dispensa. Mi piace avere una grande varietà di ingredienti a disposizione quando cucino, ma la mia tendenza all'accumulo e all'acquisto compulsivo di prodotti "in attesa di trovare qualcosa da farci" ha raggiunto livelli notevoli e creato situazioni assurde. Per esempio? Non ho la farina, ma possiedo tre diversi tipi di uvette e quattro confezioni di agar agar. Non ho riso carnaroli, ma in compenso ho quello rosa del Madagascar, un thay aromatico ancora sigillato, il riso nero tipo venere, e quello thay versione rosso integrale (che detto tra noi odio, perché anche dopo diecimila ore di ammollo e cottura resta sempre duro).
Insomma, devo rimboccarmi le maniche e inventarmi qualcosa per domare la dispensa e riportarla alla normalità!

Un prodotto che mi sono trascinata dietro addirittura da Castellammare è la crema di arachidi della Probios, senza sale né zucchero. In generale il burro di arachidi mi piace, anche se non mi fa impazzire, ma questa versione neutra non mi va proprio giù. Già due mesi fa mi era venuta l'idea di usare la crema per un dolce, ma poi non ne avevo fatto più nulla. Stavolta invece... mi sono decisa!


Plumcake alle quattro delizie
Ingredienti per uno stampo grande (il mio è di 32 cm)

450 g di farina 00
100 g di uvetta già reidratata
150 g di crema di arachidi
80 g di cioccolato in pezzettoni
50 g di noci sgusciate in pezzi
150 g di zucchero di canna
400 g di yogurt alla banana
200 g di acqua calda
1 bustina di cremor tartaro (con già dentro il bicarbonato)
3 cucchiai rasi di aceto bianco o di mele

Foderate lo stampo con della carta da forno inumidita e ben strizzata. Riscaldate il forno a 180°.
Mescolate bene la crema di arachidi con metà dell'acqua, usando una forchetta; aggiungete lentamente lo yogurt, continuando a mescolare: il composto deve essere cremoso e quasi "montato", ma fluido.
In un contenitore capiente, setacciate lo zucchero e la farina e mescolateli insieme.
Infarinate leggermente l'uvetta e mischiatela alle noci e al cioccolato.
Versate la crema di arachidi sulla farina, mescolate bene con un cucchiaio di legno e aggiungete l'acqua restante fino a ottenere un impasto morbido.
Aggiungete il cremor tartaro, versandolo a pioggia attraverso un setaccio, quindi unite l'aceto, mescolate il tutto velocemente e versate nello stampo.
Cuocete per almeno 45 minuti e poi fate la prova stecchino per verificare la cottura. Il mio plumcake è stato in forno 55 minuti.

La crema di arachidi si sente, ma solo leggermente, e si sposa benissimo con l'aroma della banana; il cioccolato va d'accordo con entrambi i sapori e per di più crea delle goduriose perle di morbidezza nell'impasto, aiutato in questo dall'uvetta (divina, se ammorbidita in acqua e brandy o rum). Vi consiglio di aspettare mezza giornata prima di mangiarlo, così i diversi sapori potranno amalgamarsi a dovere. Dopo qualche ora di riposo, è molto più buono!
Nato per far fuori gli avanzi, il plumcake si è rivelato una sorpresa. L'abbiamo spazzolato in meno di ventiquattro ore! Sto quasi pensando di ricomprare la crema di arachidi per rifarlo...

15 gennaio 2011

Maschera per capelli: nutriente, riflessante e schiarente (per bionde) #2

Sono passati più di due anni dalla prima volta in cui ho pasticciato la mia prima maschera personalizzata, per coccolare i miei capelli dopo una sforbiciata data dal parrucchiere; curiosamente, anche la seconda versione nasce per lo stesso motivo.
Quindi mi sono messa all'opera per dedicarmi un trattamento speciale, seguendo l'ormai consolidato sistema del "guarda cosa riesci a mettere insieme tra bagno e cucina, e inventati qualcosa". Questo è il risultato.

Ingredienti (aumentate le dosi se avete molti capelli o li avete lunghi):
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaio di succo di limone
1 cucchiaino pieno di burro di karité
1 cucchiaino di henné biondo
1 bustina di camomilla
2 cucchiai rasi di semi di lino
2 cucchiai di ghassoul (o altro tipo di argilla)

In una ciotola mescolate la curcuma, l'henné e il succo di limone e aggiungete il burro di karité, senza mescolare.
Fate bollire pochi cucchiai d'acqua e preparate un infuso molto forte con la camomilla, premendo ben bene il filtro.
Togliete il filtro, versate i semi di lino nell'infuso e fate bollire per qualche minuto, fino a ottenere il famoso effetto "bava di San Bernardo idrofobo"; quindi separate bene il liquido dai semi, utilizzando un colino.
Versate il liquido nella ciotola, sciogliendo bene il burro di karité. Mescolate e aggiungete ghassoul a piacimento, fino ad addensare il composto, ma lasciandolo un po' più liquido del necessario.
Dopo aver fatto riposare per 15 minuti, controllate se si è addensato e stendete il composto sui capelli, uniformemente.
Indossate una cuffia da doccia (perfetto il tipo con l'elastico) e lasciate agire per 30 minuti, quindi risciacquate e lavate bene con lo shampoo.

Il gel di semi di lino addensa la maschera ed è molto gradito ai capelli. Anche la ghassoul dà alla maschera una consistenza stendibile; inoltre ha un certo potere lavante e, a differenza di altre argille, è molto delicata.
L'henné biondo e la curcuma hanno potere tintorio, servono a rinforzare i riflessi biondi dei capelli, ma la curcuma può pizzicare un po', se vi accorgete che vi dà fastidio evitatela.
La camomilla e il limone schiariscono i capelli; quest'ultimo rende acido (quindi compatibile con quello dei capelli) il ph della maschera.
Il burro di karité è fondamentale, serve a dare nurimento e contrastare l'azione sfibrante della camomilla e del limone. Se non l'avete usate un altro olio, sono ottimi quello di argan e di cocco, ma vanno bene un po' tutti.

La maschera aumenta il suo effetto se applicata con costanza, specialmente per quanto riguarda i cambiamenti di colore. L'effetto immediato invece, visibile fin da subito, riguarda la loro consistenza: li rende molto morbidi e vaporosi. Insomma, è una cura ricostituente per loro e una coccola piacevole per noi!

11 gennaio 2011

Alle prese col make up minerale

Ieri mattina ho ricevuto un pacco da SCTS. Per la prima volta dopo tanti mesi, ho ordinato solo cose nuove, mai provate prima: sembrerà una sciocchezza, ma è stato emozionante aprire la confezione e tirar fuori i prodotti uno per volta. Lo è sempre... ma ieri lo è stato ancora di più proprio perché si trattava di novità assolute! Mi sono concessa anche un po' di shopping "frivolo" e coccoloso; in particolare, come suggerisce il titolo di questo post, trucco minerale.

Per chi non lo sapesse il MMU (mineral make up) non è altro che trucco ottenuto dalla finissima triturazione di minerali. Già da qualche anno si è imposto nell'ambiente eco-bio, ma il trend non riguarda solo le "fissate del naturale" e anche le grandi aziende se ne sono accorte, cominciando a proporre prodotti da loro definiti minerali, ma che spesso sono vere ecobufale... fate attenzione, e difendetevi leggendo l'INCI!
Il MMU, quello vero, si basa come dicevo sull'utilizzo di minerali in polvere e offre vari vantaggi rispetto ai cosmetici tradizionali, ma anche ai trucchi ecobio non minerali. Per esempio non scade, non si deteriora nel tempo perché è inerte, e se vi truccate poco è un bel vantaggio, anche considerando il costo di questi prodotti: non sono economici, ma almeno durano per sempre!
Il MMU risulta molto più leggero del trucco non minerale, lascia respirare la pelle; le polveri sono molto versatili sia nelle modalità di applicazione che nelle combinazioni dei colori, dato che possono essere mescolate tra loro per ottenerne di nuovi (con un po' di abilità è possibile anche partire dalle materie prime e realizzare da sé il proprio trucco minerale).

E, cosa che qui ci interessa particolarmente, sono vegan quasi al 100%. Dico quasi perché, sebbene la maggior parte del MMU sia composto soltanto di minerali, cioè sostanze inorganiche, a volte può contenere cocciniglia, utilizzata per ottenere determinate sfumature di colore; ma basta leggere gli ingredienti per accorgersene, la cocciniglia vi figura come carmine.

Il MMU venduto da Barbara è prodotto da Neve cosmetics; è made in Italy e non è testato su animali. Su SCTS è indicato chiaramente quando il prodotto è vegan o meno, mentre sul sito di Neve cosmetics la categoria vegan shopping permette di fare acquisti solo tra i prodotti senza cocciniglia.

Per adesso non mi sono ancora data a folli sperimentazioni, ma mi sto facendo una cultura sul trucco minerale proprio sul sito di Neve cosmetics: spulciando la colonna di destra si trovano le informazioni di base per cominciare.
Vi terrò aggiornati sui miei progressi!