Oggi sono scesa dal letto col piede sbagliato. Tralascio il racconto dei giorni tormentosi e tormentati che sto vivendo da due settimane a questa parte e vi dico solo che il mio umore è prossimo a toccare il proverbiale fondo del barile.
Una piccola piuma color di morte si è depositata sul fondo del mio cuore, avvelenandomi ogni attimo dell'esistenza, e come se non bastasse, spesso "il mondo esterno" arriva a metterci il suo carico di schifo. Con notizie come questa, letta su
ItaliaCivile e tratta da
Agire Ora:
E' stato dato ampio risalto alla notizia dell'articolo relativo alla "grande scoperta" per la cura di un tipo di distrofia muscolare, fatta coi soldi di Telethon sulla pelle degli animali, dei giovani cani di razza golden retriever. È agghiacciante come si cerchi di fare passare questa ricerca non per quello che è, cioè vivisezione, ma come qualcosa che può aiutare i cani malati di distrofia! Si mostrano nei telegiornali immagini di cani trattati bene che vengono fatti giocare, si veda per esempio qui. Sono stati furbi. Ma non è così che in realtà sono trattati gli animali nei laboratori di tutto il mondo, e chi ci ha lavorato (infiltrati sotto copertura) ha riportato informazioni ben diverse. I vivisettori possono fingere di ottenere i risultati utili per le persone e di essere tanto buoni da salvare bambini e cani: la realtà è che la vivisezione non aiuta proprio nessuno. (02-12-2006)
Dunque... confesso di non essere molto aggiornata sull'argomento vivisezione, ovvero sperimentazione animale.
Quando diventai vegan, quattro anni fa, feci una scorpacciata di informazioni su tutto lo scibile relativo agli argomenti legati alla mia scelta; incasellai il tutto in vasti cassettoni mentali, e soprattutto mi appuntai una lista ideale di "cose buone" e "cose cattive". Fu una colossale operazione di assimilazione di dati disparati che toccavano tutta la mia vita: alimentazione, abbigliamento, cosmesi, make-up, detergenti e tante altre piccole cose... Il tutto condito e incrociato con una dose forte di consumo critico e boicottaggio, teso a individuare non solo, quindi, gli "ingredienti" SI' oppure NO, ma anche le marche da comprare e quelle da evitare. Dopodiché l'argomento fu chiuso; mi limitai ad applicare giorno dopo giorno quello che sapevo, senza più informarmi né approfondire le mie conoscenze.
Il motivo, semplicissimo, me lo sono ricordata qualche sera fa, quando mia sorella mi ha chiesto di visionare un documentario da lei realizzato per la laurea specialistica.
Riguarda la violenza dell'uomo sugli animali. La prima parte l'ha realizzata lei, montando diverse fotografie. La seconda è costituita da un documentario della
PETA sulla vivisezione.
Questo ultimo filmato non andava tanto per il sottile. Sapete, le fotografie fanno male, ma i video sono sempre molto peggio. Smisi di guardarli, di cercare informazioni, anche solo di leggere pagine contenenti parole come Draize test o LD50, per spirito "di conservazione", perchè - non trovo altro modo di dirlo - non reggevo più ad indagare su quelle cose.
Qualche sera fa ho fatto uno strappo alla regola, e ne ho subito le conseguenze. L'ho guardato fino alla fine, sebbene fosse difficile
vederlo attraverso i grossi goccioloni che mi nuotavano negli occhi. Ed ho sobbalzato sulla sedia, ed ho singhiozzato, cercando di sciogliere il groppo di dolore che mi paralizzava il cuore e il petto e i polmoni, e credo di aver anche uggiolato e mugolato, ma nondimeno ho guardato.
Con un motivo in più per stare male.
La mia prima presa di contatto con l'esistenza della vivisezione ebbe luogo intorno al '93, attraverso una mostra fotografica dell'ADDA; e nello specifico, tramite la fotografia di un gatto con dei grossi elettrodi infissi nella testa, collegati al cervello.
E c'era un mucchio di gatti in questo filmato della PETA.
E un gattino avvelenato da chissà quale sostanza liberata nell'aria che respirava. Un micetto minuscolo, come Tartyna quando la portai a casa, che barcollava e incespicava e ogni tanto levava un alto miagolio di quelli che i mici lanciano così spesso quando sono cuccioli, soli, e spaventati. Come miagolava lei quando, i primi giorni qui, dormiva da sola nel bagno.
Piangevo quando Tarty non era ancora nella mia vita e ho pianto ancor più pensando che ci poteva essere leì, in quel filmato. Non avevo certo bisogno del suo tramite per immedesimarmi in quella situazione: non importa se quei conigli non li ho mai conosciuti, se di quei topolini non conosco la storia, non ha mai fatto la differenza ai miei occhi colmi di lacrime.
Ma senz'altro adesso vivo più intensamente le immagini che vedo.
Penso che poteva andare diversamente. Se non avessi raccolto quella spudorata che, pancia all'aria nel sole di giugno, fuseggiava ingenuamente al mondo, qualcuno avrebbe potuto prenderla e farle del male. Straziarla, torturarla a proprio piacimento, smembrarla e infliggerle ogni genere di sofferenza, ed essere quasi certo di farla franca.
Io non riesco a vedere la sperimentazione animale se non come un maltrattamento legalizzato.
Non mi è mai andata giù, fin da bambina, l'idea della ricerca compiuta su animali; e in seguito ho letto abbastanza da convincermi della totale mancanza di scientificità e attendibilità di questa pratica.
Mi basta ricordarmi che un essere umano non è biologicamente un topo, un ratto, un cane, un gatto o una scimmia, che il suo metabolismo è diverso, che i risultati ottenuti su questi poveri animali ammalati artificialmente non sono trasferibili all'uomo, per rendere vana ogni pretesa di progresso, far cadere le giustificazioni più nobili che di solito si portano a sostegno di una tale barbarie.
Tempo fa, parlando di vegetarismo, qualcuno mi chiese, essendo costretta a scegliere, a chi avrei sparato: un uomo che mi fosse estraneo o una mucca?
Allo stesso modo mi potrebbero portare il classico esempio: preferisci salvare un bambino malato o i topi? Come se la questione stesse davvero in questi termini. Come se davvero il sacrificio di
milioni di topi potesse servire a guarire dalle malattie.
Ho letto molto, e mi sono convinta che così non è. Questo per me è solo uno dei soliti inganni, simile agli altri ritornelli ai quali sono assuefatta: il latte fa bene alle ossa, senza carne si va incontro a carenze; smettila di pensarci e farti tanti problemi, che tanto non puoi farci niente, le cose non cambiano...
Io guardavo quel documentario e in un angolino della mia testa pensavo alla scatola di prodotti della TEA che custodisco nella mia stanza, completamente vegetali, cruelty free, biodegradabli.
E al rossetto Everlasting di mia sorella, di quelli che reggono 7 giorni e serve uno struccante specifico per tirarli via.
Non ho potuto fare a meno di pensare che c'era qualcosa di strano, in tutto ciò. E di chiedermi che senso avesse realizzare un tale documentario, e poi farsi beffe delle mie lacrime, definendole sciocche.
Non è vero che le cose non cambiano. Non siamo così impotenti. Abbiamo al contrario potere, e molto, e possibilità di scelta.
Avrei voluto chiedere a mia sorella cosa ne pensasse di quel coniglietto bianco con la coda a pon pon e l'occhio stillante sangue, chiederle se ne valeva la
pena per avere un rossetto più duraturo. E a mio padre cosa ne pensasse di quelle carcasse appena macellate, della mucca agganciata per uno stinco, chiedergli se quel dolore è davvero così gustoso nella sua bocca, gustoso tanto da non poterselo negare.
Ci vuole coraggio anche solo a pensare di non poter fare niente. Ci vuole un coraggio che sinceramente non ho mai avuto.
Loro guardano, vedono, e dimenticano. Io ho guardato, ho visto, ma non posso dimenticare; anche senza rivedere quelle immagini, non dimenticherò mai.
La vivisezione, i test cosmetici, certamente esistono, e purtroppo continuano. Ma mi rifiuto di farne parte. Mi rifiuto di finanziarli.
Una serie di links per voi:
Per vedere e capire di cosa stiamo parlando:
Covance,
Chiuderemorini,
StopHLS,
Laboratori criminali.
Per capire perché non può funzionare e quali sono le alternative:
Divieto d'accesso,
Novivisezione,
Ricerca senza animali,
Unhappyanimals.
Per sapere cosa potete fare:
Consumo consapevole,
AgireOra.
Antivivisezionismo scientifico:
LIMAV,
Equivita.